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L'aula del consiglio regionale della Calabria

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COSENZA – I tempi dell’uno vale uno sono ormai un ricordo sbiadito. Quasi come il fotogramma del loro leader che dal balcone di Palazzo Chigi annunciava l’abolizione della povertà, ma, a distanza di un anno, sappiamo tutti com’è finita. Piegato nei consensi e afflitto dalla fuga di parlamentari il M5s si è ridotto a uno di quei tanti partiti che voleva abbattere: a decidere è Roma non il territorio.

Premessa questa indispensabile per capire che sta succedendo in queste ore in Calabria, con la base che ha una voglia matta di consegnarsi a De Magistris e i vertici romani che dicono invece che il patto con il Pd, per ora, proprio non si può rompere. Ne va della residua credibilità di quel che resta del Governo Conte.

Così la situazione è in uno stallo assoluto, visto che il Pd di consegnarsi all’accoppiata De Magistris-Tansi non ne ha voglia punto. Ma soprattutto non ne hanno voglia i suoi alleati. Ieri il Psi, fedele alle sue tradizioni garantiste, ha detto un secco no all’ipotesi di una convergenza politica sull’ex magistrato. «Non abbiamo bisogno di populismi e civismi fasulli, o peggio ancora di giustizialismi e novelli Masaniello», si legge in un documento della segreteria regionale.

«La notizia di un ennesimo candidato “straniero” alla guida della Regione Calabria ci irrita e indigna – continua la nota – Il riferimento è al sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, che si riaffaccia alla Calabria dopo gli anni della magistratura, che abbandona per intraprendere la carriera politica come parlamentare europeo prima e come sindaco di Napoli poi. Una carriera politica che, evidentemente in attesa che si liberi qualche altro scranno, vorrebbe continuare da governatore calabrese cavalcando l’onda del facile populismo e della demagogia giustizialista. Ma per fortuna i calabresi sono maturi e consapevoli e rispediranno al mittente questi nuovi tentativi di colonizzazione e mortificazione». Insomma il Psi non ne vuole sapere del sindaco di Napoli. Secondo le indiscrezioni nemmeno Articolo 1 e il Pd.

Ci sono però i 5 Stelle che con l’ex magistrato hanno affinità elettive. Ieri uno dei tre coordinatori di questa fase elettorale, il consigliere comunale di Luzzi, Giuseppe Giorno, ha scritto un post molto duro contro il Pd. Nella sua considerazione si stigmatizza l’immobilismo del tavolo virtuale del centrosinistra («di cui il Pd si è appropriato», aggiunge) che non si riunisce da prima di Natale. Per Giorno il Movimento «non può più aspettare e rimanere impantanato. La competizione regionale non può farsi condizionare dall’andamento nazionale. Abbiamo effettuato più di una riunione regionale con gli attivisti, e nell’ultima ci hanno espressamente chiesto di cambiare rotta e proseguire il dialogo con il polo civico, mai interrotto, e creare la vera alternativa ai calabresi».

Non è un caso che l’autore del post sia l’unico dei tre incaricati di condurre le trattative a non essere parlamentare. Per cui non sappiamo come la pensino Riccardo Tucci e Alessandro Melicchio. E’ ovvio che la collocazione naturale dei grillini sia con De Magistris, visto che l’elettorato di riferimento è quello. Ma ci sono ragioni altre che impongono scelte diverse.

Carlo Tansi lo sa e ieri ha subito commentato il post di Giorno come dire che i grillini nella coalizione sono i benvenuti perchè, scrive, c’è massima sintonia fra i due elettorati. «Credo però (vorrei tanto sbagliarmi) che Pd e M5S abbiamo fatto gia accordi precostituiti e temo anche che Tucci sia il garante di questo accordo». Un accordo che a Tansi non sta più bene ovviamente. «Il tavolo è stato gestito in modo pessimo dall’attore di commedia napoletana Mario Merola (il commissario del PD Stefano Graziano) – ha scritto Tansi – che ha proposto il vecchiume facendo nomi improponibili tra candidati a presidente e a consiglieri. Io ho proposto apertamente di non candidare soggetti come Irto, Viscomi, Guccione, Bevacqua, Aieta e similari. Per questo non sono gradito a molti. Ho lasciato il tavolo perché Merola non voleva prendere decisioni e rimandava giorno dopo giorno la conclusione del tavolo, nonostante avesse preso l’impegno con me (davanti a tutti i componenti del tavolo) che avremmo ultimato i lavori del tavolo entro 72 ore».

In tutto questo non si registrano prese di posizione da parte del Pd che sembra stia attuando la tattica del «fingersi morto», in attesa che qualcosa accada a Roma soprattutto e poi in Calabria. I democrat sono convinti che alla fine ci sarà l’accordo con i grillini. Su quali basi ancora non si sa, ma il Pd è disposto anche a cedere il candidato al Movimento pur di salvare capra e cavoli. Il rischio è che così riuscirà a salvare solo una manciata di consiglieri regionali.

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