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Jasmine Cristallo

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«“Ma poi della Calabria non importa a nessuno…”. Così affermava lapidario poco più di un anno fa il leghista Giorgetti ospite di Lilli Gruber, quando gli fu chiesto delle elezioni in Calabria. Con amarezza infinita mi ritrovo a dire che quella frase non era solo grave: era vera. Della Calabria non importa a nessuno».

Jasmine Cristallo, leader delle Sardine calabresi, esordisce così nella lettera aperta pubblicata sul suo profilo Facebook e indirizzata al mondo politico nazionale, in primis quello del centrosinistra, ma non solo.

«Siamo l’unica regione d’Italia che andrà al voto, ma non esistiamo. Roma, Bologna, Milano, Napoli. Solo di questo si parla e solo di questo si occupa la stampa e la politica nazionale. Della Calabria non importa a nessuno».

È un’amara considerazione quella di Cristallo che poi volge la sua attenzione al «patto tra PD e 5stelle, quello che tenne in piedi il Governo Conte II ed attraversò la prima e devastante ondata di una pandemia, qui è stato gestito in maniera frettolosa e scriteriata in totale assenza di un impianto progettuale vero che avesse al centro il Mezzogiorno».

È chiaro il messaggio dell’attivista politica: «Della Calabria non importa a nessuno e ci ritroviamo di fronte ad una destra che, seppur litigiosa, esprime grande interesse nel definire una nuova egemonia nel Mezzogiorno partendo dalla Calabria e procede compatta rinviando al dopo la resa dei conti».

Dall’altra parte, invece, «si contrappone una scomposta armata Brancaleone che farebbe ridere se non facesse piangere. 1) De Magistris 2) Ventura 3) Magorno 4) Tansi. Quattro candidati contro uno schieramento compatto a trazione salviniana, pronto a marciare sul suolo calabro con le sue truppe cammellate. Quattro diversi candidati a contendersi l’elettorato progressista e moderato con una legge elettorale che prevede lo sbarramento all’ 8% della coalizione ed uno sbarramento per le liste al 4%, non prevede voto disgiunto ed assegna un premio di maggioranza per la coalizione vincente. Tutto questo in una regione che tocca picchi di astensionismo che vanno oltre il 50%. Di che cosa stiamo parlando?».

Bocciatura senza appello per tutti gli attori della coalizione di centrosinistra + M5S, sia per quelli che si sono uniti in un cammino comune, sia per quelli che vanno per i fatti propri ma pescano comunque nel medesimo bacino di voti.

«Qui – prosegue – non è più questione di politica, ma di matematica! A distanza di meno di due anni si prospetta la medesima sconfitta. Come e perché sia prevalsa questa pulsione suicida non è dato sapere se si ragiona in termini politici, ma è chiaro se si ragiona in termini di interesse di singoli».

L’affondo al Partito Democratico

È a questo punto che parte l’affondo in primis al Partito Democratico: «Un Pd regionale commissariato ed affidato ad un liquidatore di fatto che un partito nazionale attento alle dinamiche territoriali, Letta dixit, di fronte ai molteplici ed inenarrabili danni arrecati a ciò che resta del PD in Calabria, avrebbe dovuto rimandare a casa senza se e senza ma. Un Pd che prima danneggia un suo promettente giovane portando avanti una strategia di totale isolamento, poi paracaduta un’industriale (altro che patrimoniale e lotta alle disuguaglianze…) portatrice indiscussa di uno spropositato conflitto di interesse (che non potrà essere sanato con rinunce di ruoli societari di facciata e chiaramente ininfluenti) e completamente avulsa da ogni dibattito politico e pubblico e che però è donna (che mestizia assistere a queste miserrime strumentalizzazioni di genere) e si è impegnata con l’Unicef».

Bocciata Maria Antonietta Ventura

Nessun trattamento con i guanti per la candidata Maria Antonietta Ventura: «Ditemi voi se queste due circostanze, da sole, siano sufficienti per rivendicare un’ investitura di tale portata. Ditemi voi se un qualsiasi individuo dotato della minima intelligenza politica possa non trovare incompressibile una tale scelta e non debba necessariamente ascriverla a dinamiche che non hanno nulla a che vedere con la politica intesa come progetto. Una scelta che non guarda alla Calabria come comunità, ma alla sopravvivenza di 12 consiglieri (che andando di questo passo rischiano di arrivare terzi e saranno meno di 12…)».

Non meno responsabili gli esponenti del Movimento Cinquestelle: «Alla prima prova del nuovo leader (che rischia già di diventare ex…) si ritrovano a dover tentare di sostenere non solo un’alleanza per per molti della loro base rimane di difficile digestione, ma una addirittura candidatura che non ha certo le caratteristiche che possano rappresentare il loro elettorato. Conte aveva diffuso un comunicato che aveva generato tanta aspettativa ed invece ecco il pasticcio che si è creato! Ed ora che il danno è fatto rischia pure di lasciare il movimento, dopo giorni di lotta intestina con Grillo, lasciando in dote in Calabria questa “eredità “ irricevibile».

De Magistris che si reinventa salvatore della Calabria

Non si salva l’ex magistrato e sindaco di Napoli, quel Luigi De Magistris per il quale Jasmine Cristallo ricorda che «(diciamo le cose come stanno! ) tra pochi mesi si sarebbe ritrovato fuori dalla scena politica, ha deciso di reinventarsi Salvatore della Calabria, terra desolata che necessita non di un progetto politico, ma di un Messia e se il Messia per fare il miracolo deve allearsi ad un signore che ritiene che destra e sinistra pari siano, che problema c’è? Un signore che in un comunicato dice di Mimmo Lucano “il comunista” utilizzando quell’appellativo come se fosse una colpa o un marchio. De Magistris ha di fatto ricevuto due doni dalla scelta apolitica dell’alleanza Pd 5Stelle: la candidatura senza identità né addentellati progettuali a sinistra della signora Ventura ed il rifiuto da parte del Pd e dei 5stelle di una candidatura autorevole proveniente dalla grande storia del movimento operaio e di sinistra con un grande riconoscimento manifestato dallo stesso mondo cattolico e condiviso dallo stesso pensiero socialista, come quella del professore Enzo Ciconte».

Per la “Sardina” «entrambi questi doni hanno determinato sconcerto e disorientamento nelle schiere degli organizzati all’interno dei due partiti e rabbia e forte reazione avversa tra ampissimi settori della sinistra che da decenni si astiene, ma anche tra gli stessi aderenti ai due partiti».

Magorno e Tansi

In chiusura un “pensiero” anche per Ernesto Magorno e per Carlo Tansi. Il primo, che ha annunciato la candidatura in forza del progetto di Italia Viva, «procede in solitario l’azione destabilizzate da genio guastatore in continuità con il suo mentore, Matteo Renzi».

Mentre il secondo, «scarica De Magistris immaginando improbabili praterie elettorali, quando i suoi voti (che secondo gli ultimi sondaggi pubblicati potrebbero essere più che dimezzati) favoriranno la destra».

Bilancio finale: «Fate tutti un passo indietro»

Il bilancio di questa riflessione è impietoso, per la leader del movimento delle Sardine «questi quattro eroi tragici fanno ancora in tempo a cambiare non il loro destino personale, ma quello della Calabria. La realtà è questa: se non si fermano i motori impazziti, ad essere travolta sarà questa terra. Fate un passo indietro e non condannate la storia delle prossime generazioni ad un destino da ostaggi».

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