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Amalia Bruni, Roberto Occhiuto, Luigi de Magistris e Mario Oliverio

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COSENZA – Dopo un anno dalla prematura scomparsa di Jole Santelli i calabresi finalmente tornano alle urne. Finalmente perché le elezioni hanno subito ben due rinvii a causa del Covid. Così il presidente f. f., il leghista Nino Spirlì, alla fine ha governato più del presidente eletto e ha dovuto farlo nel bel mezzo della bufera, ovvero della pandemia, potendo agire solo sulle leve dell’ordinaria amministrazione.

I calabresi saranno chiamati a scegliere fra quattro candidati presidenti: il capogruppo alla Camera di Forza Italia, Roberto Occhiuto; l’ex sindaco di Napoli, Luigi de Magistris; l’ex presidente della giunta regionale Mario Oliverio e la scienziata Amalia Bruni, nota in tutto il mondo per la sua ricerca nella cura dell’alzheimer.

Non è stato sufficiente quindi un anno intero al centrosinistra per trovare unità sul nome del candidato. La strada si è mostrata subito in salita, con i nomi dei candidati che saltavano come birilli. Prima Nicola Irto, bloccato dal no dei grillini; poi Maria Antonietta Ventura, sulla cui candidatura c’erano le firme dei segretari nazionali Letta, Conte e Speranza, poi ritiratasi quando venne fuori la storia di una interdittiva antimafia comminata ad un’azienda del suo gruppo ed infine la Bruni.

Ma i leader nazionali sono riusciti nel loro obiettivo principale ovvero proporre a livello locale l’alleanza nazionale fra Pd e M5s. In questo senso, essendo la Calabria l’unica regione in cui si voterà, sarà un bel test in vista delle politiche 2023. Giuseppe Conte lo sa e non a caso è sceso due volte in Calabria, ottenendo veri e propri bagni di folla e coltivando il sogno del sorpasso proprio sui democrat.

Quest’ultimi devono vedersela con la fronda di Mario Oliverio che contesta la gestione del partito, da lui definita «coloniale» e ha nel mirino soprattutto il commissario Stefano Graziano che da tre anni regge il partito in Calabria. Oliverio scende in campo con una sola lista proprio per portare avanti una battaglia politica più che puntare al risultato elettorale.

Ancora più a sinistra, ad erodere altro terreno, c’è la candidatura di Luigi de Magistris. L’ex pm si presenta con sei liste civiche con l’obiettivo dichiarato di smantellare il sistema politico calabrese. Per il momento è riuscito nel miracolo di mettere insieme la sinistra antagonista e soprattutto candida in tutte le circoscrizioni Mimmo Lucano, la cui recente condanna a 13 anni e due mesi per la gestione del progetto Riace ha suscitato una grande eco nell’opinione pubblica.

Lucano, in base alla Severino, in caso di elezione incorrerà nella sospensione dalla carica, ma c’è curiosità per vedere se ci sarà un “effetto Lucano” su de Magistris.

A fronte di questo quadro il centrodestra è andato compatto su Roberto Occhiuto. Nonostante le fibrillazioni continue fra Salvini e Meloni, il capogruppo Azzurro alla Camera può contare sul sostegno di tutti i partiti della coalizione. Ha accettato anche di sottoscrivere un ticket con la Lega per cui in caso di vittoria il suo vice sarà lo stesso Spirlì.

I favori del pronostico sono per lui, per questo Occhiuto ha condotto una campagna elettorale non urlata, moderata con un duplice scopo. Il primo tenere nascoste le contraddizioni di due partiti (Lega e FdI) che sono alleati sul piano locale, mentre sono su posizioni opposte rispetto al Governo Draghi. Il secondo motivo è mostrare, questa volta al Paese, che il centrodestra vincente è quello che scommette più sulla moderazione che sull’estremismo.

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