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Nino Spirlì, vice presidente della Regione Calabria

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ROMA – “Ci stanno cancellando le parole di bocca, come se dire zingaro sia già un giudizio negativo, negro è la stessa cosa, in calabrese dico niurio per dire negro, non c’è altro modo”.

Lo ha detto Nino Spirlì, vicepresidente della giunta regionale calabrese, in quota Lega, ospite di un dibattito a Catania sul tema dell’egemonia culturale.

“Nessuno mi può venire a dire non puoi dire che sei ricchione per dire che sei ricchione, perché sei omofobo – aggiunge l’assessore alla Cultura della Santelli – guai a chi mi vuole impedire di usare la parola ricchione per dire che sei ricchione”, sottolinea Spirlì.

“Non c’è cosa più brutta della lobby frocia, quella a cui dovrei appartenere io”, dice ancora riferendosi alla propria omosessualità.

Poi conclude: “Io dirò negro e dirò frocio fino all’ultimo dei miei giorni. Che fanno, possono impedirmelo?”.

Non è mancata una battuta colorita anche sui Bronzi di Riace: “Non si può coprire l’arte – ha detto Spirlì – quelli dei bronzi di Riace sono culi che hanno più di duemila anni e sono così sodi che non possiamo coprirli, non metteremo mai le mutande ai bronzi, andare a coprire la bellezza… onestamente no, non ce la farei”.

Il Coordinamento Forum del Partito democratico di Cosenza ha chiesto alla presidente Jole Santelli di rimuovere Spirlì dall’incarico: “Capiamo che la nullità dell’azione politica e del contributo pari allo zero nelle pratiche amministrative di cui dovrebbe, per ruolo, essere competente, lo spingano ad eccessi verbali vergognosi per chiunque – è scritto in una nota – ma crediamo che la misura sia ormai colma”.

La posizione dell’Anpi

«Sulla vicenda Spirlì vi avevamo avvisato – commenta Mario Vallone, coordinatore regionale Anpi – Ci stupisce lo stupore di quanti oggi si accorgono del linguaggio senza disciplina e onore del vice presidente e assessore alla cultura della regione Calabria Spirlì. A marzo di quest’anno, nei giorni della sua nomina, avevamo denunciato le esternazioni di questa persona a proposito di fascismo, razzismo, attacco alla Costituzione. Avevamo altresì chiesto a tutto il mondo politico di esprimersi sulla vicenda. Silenzio da parte di tutti».

Per Vallone «nessuno ha inteso prendere posizione. Oggi ci ritroviamo in questo scempio ripreso dalla stampa nazionale con discredito per tutta la Calabria che non riesce a liberarsi di un penoso individuo che ha fatto del razzismo la sua ragione di vita. Penosi saranno anche quanti, come al solito, decideranno di derubricare tutto a battute e folklore. La nostra regione ha già troppi problemi. Non si può far carico di un assessore che agisce fuori dal contesto civile con la sua continua apologia del razzismo e del fascismo. Ci aspettiamo meno timidezza in questa occasione da parte di tutti: della politica, mondo sindacale, associazioni, della chiesa. Allontanamento o dimissioni sono quanto auspichiamo. Al più presto».

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