X
<
>

L'aeroporto di Lamezia Terme

Tempo di lettura 3 Minuti

COSENZA – Sulla vicenda Sacal si rischia di aver fatto molto rumore per nulla. Soprattutto da parte della politica che prima era distratta dalle elezioni e poi, a babbo morto, ha provato a chiudere la stalla (con dichiarazioni, accuse reciproche e interrogazioni) quando ormai i buoi erano già scappati.

Ma ieri nella vicenda è subentrata una clamorosa novità. La Lamezia Sviluppo Srl, che oggi detiene il 51,9% delle quote azionarie, ha scritto a tutti i soci pubblici. Nella lettera si dice disposta a rimettere in gioco le azioni possedute per permettere il mantenimento di un controllo pubblico sulla società. Lo farà senza alcun sovrapprezzo sulle azioni che hanno il valore nominale di 517 euro cadauna.

La scelta, come scrive nella missiva l’amministratore unico è dettata dal gran clamore che ha suscitato nell’opinione pubblica la vicenda, ma la Lamezia Sviluppo ci tiene a ribadire che non c’è nulla di irregolare nel suo operato, anzi. Nella lettera spiega che ha dovuto acquistare le quote vista l’inerzia del pubblico come unica strada per evitare la messa in liquidazione della Sacal e per tutelare i posti di lavoro. Ora che la ricapitalizzazione è compiuta e che  la società è stata messa in sicurezza, il privato è pronto a cedere ai soci pubblici le loro quote.

Il punto è capire quali enti  hanno i quattrini per fare quanto non è stato fatto finora. A lume di naso solo la Regione può avere la disponibilità economica per farlo. Non a caso nella lettera si fa riferimento ad un accordo, denominato Term Sheet, fra la stessa società e la Regione e datato 2 luglio. All’incontro erano presenti, appunto, il facente funzioni Nino Spirlì, il suo capo di Gabinetto Francesca Bufano, l’amministratore unico di Lamezia Sviluppo, Davide Caruso e il presidente della Sacal.

Qui si apre un altro bel mistero. L’interrogativo è perchè la Regione, evidentemente a conoscenza di tutto, non ha dato seguito a quest’accordo che prevedeva con grandissima precisione i passi da compiere da parte dell’ente. In particolare la Regione si impegnava a versare 1,8 milioni di euro a fondo perduto (che si aggiungono ai 5 già stanziati) per far uscire Sacal dalla crisi pandemica. Poi che avrebbe partecipato all’aumento di capitale per 10 milioni  di euro con un investimento complessivo di 4,7 milioni utili a garantire non solo la ri-capitalizzazione delle proprie quote, ma anche quella di altri soci pubblici «nell’assunto – si legge nell’accordo – che gli altri azionisti pubblici Provincia e Comune di Catanzaro, Comune di Lamezia e Provincia di Cosenza non sottoscrivano le quote dell’Aumento di Capitale di rispettiva competenza e si diluiscano rispettivamente al 6,2%, al 3,2%, all’11,2% ed all’1% e che le Camere di commercio sottoscrivano la propria quota».

Esattamente proprio come poi è successo, segno evidente che la politica sapeva tutto. Nello schema di accordo la Regione avrebbe dovuto salire dal 9,2 al 25%. Come noto non è successo. La Regione ha ricapitalizzato solo le sue quote e Lamezia Sviluppo è schizzata da sola al 52%.

Ora però è pronta a porvi rimedio. Che farà, smessi i panni dell’indignazione, la politica? 

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA