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Enza Bruno Bossio si concede un bagno alle cascate di Fiumefreddo

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AMANTEA (CS) – Ad Amantea, abbiamo incontrato la deputata Pd, Enza Bruno Bossio in vacanza.

Il giorno di Ferragosto, invece, la parlamentare cosentina ha fatto il bagno sotto un’incantevole cascata torrentizia a Fiumefreddo Bruzio. L’abbiamo intervistata, parlando di Calabria e di politica. Ci ha detto di amare Massimo Ranieri e Napoli, ma non il sindaco di Napoli. E attacca pure Carlo Tansi.

Ma Enza Bruno Bossio, invece, di pensare alla politica, come mai pensa alle cascate (purtroppo sconosciute ai più) di Fiumefreddo Bruzio?

«Io amo la Calabria di un amore incondizionato. Mi emoziona il mare, mi emozionano i boschi, mi emozionano i luoghi della storia Bruzia, greca Latina e anche preistoriche, come le grotte di Papasidero. Però abbiamo fatto di tutto per ucciderla questa bellezza. Non solo come classe politica ma anche come cittadini, che non difendiamo la nostra identità. Dobbiamo invece essere orgogliosi della nostra regione. Difenderla dagli apparati romani che la usano come terreno di caccia per le loro performance politiche e di potere. Io, purtroppo, non ho mai avuto l’opportunità di cimentarmi in un’azione amministrativa per poter dimostrare come e cosa si può fare perché la bellezza della Calabria, sia la leva di un nuovo sviluppo. Nonostante ciò che si dice sul mio conto, non ho mai governato questa regione. Mi sarebbe piaciuto. Ma non ho rimpianti. Posso comunque esprimere consigli e punti di vista a chi me li richiede e abbia voglia di ascoltarmi senza pregiudizi».

Dalla visita ai detenuti a Ferragosto di due anni fa, al bagno fresco del fiume. Differenze e ricordi delle due esperienze?

«Le carceri sono uno dei luoghi che frequento di più. Da sempre. Dal 2013, da quando sono parlamentare, ho visitato quasi tutte le carceri calabresi. Un luogo dove i diritti sembrano sospesi. Accendere i riflettori serve a me come pugno nello stomaco, al mondo che mi legge, spero, come riflessione sulla condizione umana, a prescindere».

Perchè, secondo Enza Bruno Bossio, in Calabria tanti bellissimi paesaggi e scorci naturalistici mozzafiato, come le cascate di Fiumefreddo Bruzio, non guadagnano quella ribalta turistica che meritano?

«Perché manca l’amore. Io frequento un gruppo di camminatori di Amantea, che amano la loro terra e che mi stanno facendo scoprire luoghi bellissimi. Come quelli di Fiumefreddo, i percorsi dell’antica Temesa o il ponte di Annibale. Uso i miei social per trasferire queste emozioni e se ha funzionato con te è già un bel risultato!». 

Elenchi cinque luoghi calabresi che le sono rimasti nel cuore per bellezza e che fuori regione pochi conoscono.

«A parte quelli che ho già citato, a partire da Amantea: l’Oasi marina dell’Isca, le Saline di Lungro, il Castello di Cleto, le Valli Cupe ed Africo vecchio. Ma cinque luoghi sono troppi pochi. Tutto il mio cuore è occupato dalla Calabria».

Stasera sappiamo che andrà a Cirella (altro incantevole luogo calabrese) per non perdere il concerto di Massimo Ranieri, suo cantante preferito, il cantante di “Perdere l’Amore”. Perchè le piace così tanto Ranieri?

«Perché i calabresi, soprattutto della provincia di Cosenza, sono un po’ anche napoletani. Perché Napoli oltre ad essere la città dove ho vissuto gli anni della mia infanzia e giovinezza, è anche fonte della nostra (quella dei cosentini) cultura identitaria. E poi, Massimo Ranieri, è il più grande. Non l’ho mai visto in concerto dal vivo e la vita è ormai troppo breve per perdere questa occasione».

Ieri, Gerardo Mario Oliverio, ex governatore dem, con cui Enza Bruno Bossio ha condiviso anni di battaglie politiche, ha fatto annunciare il suo ritorno in campo e la sua ricandidatura alla presidenza della Regione, sostenuto da liste “autonome”, in antagonismo, quindi, pure alla candidata scelta dal Pd. Sia i giornali regionali, ma pure le testate nazionali, dandone notizia hanno scritto di “centrosinistra calabrese in frantumi”, con tre candidati governatori in ballo, mentre il centrodestra sarà unito e compatto su un unico candidato. A sinistra chi ha colpe per questa situazione? 

«Il vizio di origine che ha determinato l’attuale condizione del centrosinistra purtroppo rimane cristallizzato nelle motivazioni che hanno indotto il Pd a candidare Pippo Callipo, senza avere mai più analizzato la dimensione della grave sconfitta elettorale subita. Ancor peggio, poi, non aver consentito un’operazione verità sulle sue dimissioni da consigliere regionale. La rimozione di quel grave errore politico ha consentito, anche con l’avvento di Letta alla segreteria nazionale del Pd, che si insistesse su una linea di continuità rispetto a quella impostazione. Il limite strutturale di tale impostazione è quello di inseguire i populismi. La sofferenza e il disagio sociale che in Calabria si registrano diffusamente, anche quando si manifestano attraverso forme di sfiducia verso la politica, sono da interpretare come un grido di aiuto, per la rivendicazione di una diversa prospettiva di vita e di futuro. I calabresi reclamano punti di riferimento capaci di guidare un processo di fuoriuscita dalla attuale crisi. La risposta dovrebbe essere inevitabilmente quella di un progetto riformista, capace di fare leva e valorizzare la Calabria migliore, contrastando la quotidiana opera di criminalizzazione che in questi anni ci ha tenuti subalterni e divisi. Respingere al mittente i pregiudizi sedimentati da tempo contro i calabresi e la Calabria dovrebbe essere il nostro pane quotidiano. Dentro questo contesto  le candidature di Oliverio e de Magistris sono specularmente espressione di questo limite politico-culturale, mentre quella di Amalia Bruni può essere la via giusta per competere e battere il centrodestra rappresentato da Occhiuto e Spirlí, a condizione che il Pd eserciti una azione interruttiva del profilo che ha già caratterizzato la sconfitta alle precedenti  elezioni regionali e non si faccia trascinare nell’alveo del populismo più becero che si rappresenta attraverso il suo, ahimè,  inutile alleato, Carlo Tansi. Una coalizione di centrosinistra a trazione Tansi non può che essere perdente».

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