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Carlo Guccione

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COSENZA – Carlo Guccione è per la terza volta consigliere regionale. Lo abbiamo incontrato appena rientrato da Roma, dalla direzione nazionale del Pd.

Com’è andata la direzione?
«Bene. Si è aperta una fase costituente per costruire un nuovo soggetto politico che veda la partecipazione di un gruppo di forze più ampio di quello che ha dato vita al Pd cioè Margherita e Ds».

E in Calabria da dove si parte?
«Dalla sconfitta delle regionali perchè è chiaro che nonostante la scesa in campo di Callipo non siamo riusciti ad intercettare il voto di chi voleva un cambiamento e di chi si è astenuto».

Si, ma questo allargamento in Calabria non si è nemmeno intravisto…
«La vicenda della formazione delle liste è stata condizionata dal fatto che il passo indietro di Oliverio è arrivato al fotofinish».

Nonostante Callipo, i 5 Stelle non vi hanno seguiti…
«Guardi sia il rapporto con i 5 Stelle sia con Tansi è stato condizionato fortemente dal fatto che la discussione sull’apertura di una nuova fase del Pd si è trascinata per le lunghe. Questo ha pregiudicato la chiusura di accordi. Ricordo un incontro con il geologo, che è venuto da me accompagnato da Pietro Mari e Cesare Loizzo. Non si è potuto portare a fondo il discorso per le fibrillazioni interne al Pd»

Ma anche i partiti a sinistra del Pd non hanno voluto avere nulla a che fare con voi…
«Non so se non hanno voluto avere nulla a che fare con noi. Articolo Uno ha dato alcuni candidati alle nostre liste. Ma il punto non è questo. In Calabria si è incentrato tutto sulla necessità di andare oltre l’esperienza del governo regionale, una soluzione che andava conclusa qualche mese prima della scadenza elettorale. Il tirarla per le lunghe non ha permesso di spiegare le ragioni di questa necessità di andare oltre e non siamo stati, in così poco tempo, in grado di mettere in campo un progetto alternativo che fosse in discontinuità col passato».

Ma di Oliverio non avete salvato proprio nulla, come se la sua attività nel bene e nel male fosse stata quasi rimossa…
«I segnali di una scarsa sintonia con la società calabrese c’erano già alla politiche del 2018: i 5 Stelle prendono il 49,6% in Calabria. Il lanciafiamme di Renzi non si è visto c’è stata una restaurazione politica. Zingaretti non ha avuto il tempo necessario per la messa in campo di un progetto che vedesse il Pd in Calabria e nel mezzogiorno fuori dalle logiche trasversali e consociative. Il rammarico è questo».

Scusi ma si sapeva la data del voto, il boccino era in mano vostra. Perché parla di ritardi?
«C’era un sistema di potere che ha tentato fino all’ultimo di resistere per difendere se stesso e i suoi interessi»

A cosa si riferisce?
«Il centrodestra in Calabria, in particolare negli ultimi due anni, è stato la stampella di Oliverio come dimostrano decine di sedute di consiglio regionale in cui il numero legale è stato garantito dall’opposizione. Provvedimenti importanti sono passati grazie al centrodestra non nella logica dell’interesse dei calabresi, ma in quella più spicciola del do ut des».

Lei parla di fase nuova, ma in consiglio quasi tutti gli eletti provengono dall’esperienza Oliverio…
«Chi pensa che sia stata una battaglia personalistica sbaglia. Il punto è che non siamo stati in grado di fare quello che avevamo promesso ai calabresi: discontinuità e cambiamento reale. Anzi, c’è stato un vero e proprio continuismo sia negli uomini sia nelle politiche. Sorical, perfetta sintonia col passato. Rifiuti, in emergenza eravamo 5 anni fa e in emergenza siamo adesso. Sanità idem o qualcuno pensa di tirarsi fuori dalle responsabilità addossando tutto al commissario. Abbiamo due Asp commissariate, una ha dichiarato il dissesto e l’Asp di Cosenza rischia. Tutto questo è avvenuto in questi cinque anni, in particolare nei primi in cui Oliverio ha nominato i dg».

Si ma da dove partire per costruire questo soggetto nuovo?
«Dalla fase costituente che sta per aprirsi. Non possiamo semplificare tutto pensando che basta gente nuova per un rinnovamento. Le classi dirigenti vanno costruite sulla base del progetto che deve essere netto e radicale. Sennò andiamo nella solita logica che cambiano i colori delle giunte, ma a governare sono sempre gli stessi interessi. In Calabria c’è una questione democratica da affrontare che coinvolge non solo la politica ma tutte le istituzioni dello Stato».

A cosa si riferisce?
«E’ chiaro che i fatti che accadono ogni giorno siano testimonianza della necessità di una rigenerazione della democrazia in Calabria. Se si saldano la disperazione sociale con i poteri criminali è chiaro che è in pericolo la convivenza civile»

E questa rigenerazione da dove passa? Per via giudiziaria?
«Assolutamente i magistrati fanno, ottimamente, il loro lavoro dev’essere la politica. L’idea venuta fuori ieri dalla direzione è di aprire una fase costituente per un nuovo soggetto che probabilmente si chiamerà “Democratici” che avrà un ruolo fondamentale in questo senso nel mezzogiorno e in Calabria dando innanzitutto risposte ai problemi della gente».

C’è chi vi accusa di essere diventati manettari..
«Nella vita bisogna essere coerenti. Sono altri quelli che hanno utilizzato vicende giudiziarie per operazioni politiche. Le vicende giudiziarie non possono essere utilizzate per far fuori le persone scomode o non allineate col potere».

Riuscirete in questa operazione di rinnovamento?
«In Calabria questa volta si fa sul serio. Nella mia attività politica non ho mai visto un segretario nazionale metterci la faccia nonostante i pronostici di sconfitta».

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