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Il Consiglio regionale

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REGGIO CALABRIA – Ieri nell’aula di Palazzo Campanella l’imbarazzo si tagliava a fette, nonostante le frasi di circostanza pronunciate dai vari oratori che hanno dato contemporaneamente la solidarietà sia alla magistratura che a quelli che sono stati colpiti da misure cautelari. Insomma, è sembrato vacillare il cosiddetto gentlemen’s agreement, patto tra gentiluomini. Era come se i consiglieri calzassero scarpe di due numeri inferiori. Discorsi a denti stretti, a tratti dissimulati, con disagevoli argomentazioni, disquisendo sul significato e sull’applicazione del garantismo.

Il consigliere Giacomo Crinò ha colpito duro la minoranza, ovvero il governo giallorosso, per la loro latitanza sulla questione della sanità per la mancata (sin qui) nomina del commissario ad acta che nella stessa serata è stata colmata dalla scelta del prefetto Guido Longo. Sul tema ci sono stati 14 interventi, con molto sfoggio retorico. Sulla legittimità di eleggere un nuovo presidente maggioranza e minoranza si sono subito divisi. La prima, per bocca di Tilde Minasi, dichiarando di voler procedere all’elezione, forte del parere degli uffici consiliari. La seconda, per bocca di Francesco Pitaro e Carlo Guccione, per procrastinare la nomina. Pitaro ha invocato sapienza giuridica mentre Guccione ha chiesto il parere della presidenza del Consiglio, ricordando anche che il suo è un garantismo vero, «vedi la polemica politica e non giudiziaria con Oliverio».

L’esponente dem ha anche toccato il tema dell’indifferibilità dei provvedimenti da (non) trattare, considerato che alla precedente seduta c’erano 21 punti all’ordine del giorno e ieri erano 11. Ha detto, fra l’altro, Guccione: «si vogliono approvare provvedimenti clientelari che non hanno nulla di urgente e indispensabile, ma è un assalto alla diligenza attraverso atti illegittimi che la Corte costituzionale ha censurato. Anche alcuni punti inseriti all’ordine del giorno del Consiglio odierno non sono urgenti e indifferibili per come prevede la Corte Costituzionale, ma sono finalizzati a intercettare, in modo poco trasparente, i voti degli elettori calabresi. Così come è accaduto alla penultima assemblea, non parteciperò alla seduta per non legittimare provvedimenti che non possono essere approvati. Come minoranza abbiamo inviato un ricorso alla Presidenza del Consiglio dei ministri per impugnare questi provvedimenti che non sono stati inseriti in questi ultimi Consigli per il bene della Calabria ma solo al fine di condizionare i voti dei calabresi».

Anche Di Natale s’è interrogato sul punto procedurale, ma battendo sul chiodo della sanità. Il presidente della Commissione antimafia Antonio De Caprio (Forza Italia) ha detto che è «necessario contrapporsi a qualsiasi forma di commistione con la ‘ndrangheta, annunciando, a garanzia di legalità e dei calabresi, un’audizione, in sede di commissione, per far chiarezza sullo stato di attuazione della legge anti-‘ndrangheta».

Dopo aver preso atto delle dimissioni di Tallini c’è stata la surroga di Frank Mario Santacroce; l’Aula avrebbe dovuto votare il nuovo presidente. Così non è stato. Ancora prima ancora l’assessore Gallo aveva proposto, saltando il regolamento, di svolgere le eventuali tre votazioni (l’ultima a maggioranza semplice, le prime due con i due terzi dei presenti) nella stessa serata di ieri. La proposta, dopo una breve pausa, non è stata approvata. Si è andati quindi al voto.

Il candidato del centrodestra, come anticipato dal Quotidiano, era Giovanni Arruzzolo, capo gruppo di Forza Italia. Ma non ha ricevuto i due terzi dei consensi come previsto dallo statuto. I presenti e i votanti sono stati 19. Sicché la seduta è stata rinviata a oggi pomeriggio. Basterà una maggioranza semplice, e il nuovo presidente sarà Giovanni Arruzzolo, vicino al deputato Francesco Cannizzaro. Si è notato il disappunto del consigliere Domenico Giannetta che è uscito dall’aula, ma anche del presidente facente funzione, Nino Spirlì, che forse aveva altri progetti. Ha votato con la maggioranza Flora Sculco, forse segno di un suo avvicinamento al centrodestra. L’assessore Fausto Orsomarso era assente giustificato. Si sono presi congedo i consiglieri Bevacqua e Aieta.

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