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Un seggio elettorale

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Rein ne va plus, direbbero i croupier. Alle 12 sono state consegnate le liste che parteciperanno al rinnovo del consiglio regionale della Calabria il prossimo 3 e 4 ottobre.

Nessuna sorpresa sul fronte dei candidati presidente rispetto le previsioni della vigilia. A contendersi la poltrona più prestigiosa della Cittadella saranno Roberto Occhiuto, Amalia Bruni, Luigi de Magistris e Mario Oliverio.

A nulla sono valsi, quindi, gli appelli all’unità del centrosinistra curiosamente portati avanti sia dal Pd sia da Oliverio fino a poche ore prima della presentazione delle liste.

Nessuno ha fatto un passo di indietro, nemmeno il sindaco di Napoli che però si è sempre rifiutato di essere schiacciato nel recinto del centrosinistra definendo la sua coalizione civica e popolare. Alla luce del sistema elettorale calabrese, che non prevede il voto disgiunto né il turno di ballottaggio, i pronostici della vigilia sembrano tutti per Occhiuto che ha il maggior numero di liste a supporto. Ma tante cose possono ancora accadere da qui ad un mese.

E a proposito di sistema elettorale, queste elezioni presentano la novità della doppia preferenza di genere, approvata dal consiglio regionale dopo una lunga polemica e la minaccia del Governo di applicare i poteri sostitutivi. Sarà interessante verificare come questo meccanismo di voto inciderà sulla composizione del consiglio regionale di solito con una scarsa presenza femminile.

Restando alle candidature si devono registrare non solo la corsa di tanti parenti e affini dei politici di lungo corso (Occhiuto dice che non vi è nulla che possa impedire loro di fare politica), ma anche alcune esclusioni eccellenti.

La principale è Carlo Guccione nel Pd, che dopo quasi tre legislature passa la mano in cambio di un incarico nazionale nel partito. Una esclusione che non è stata certo indolore. Sul fronte del Pd a fare rumore nelle ultime ore è anche l’esclusione dell’uscente Francesco Pitaro e dell’ex presidente della provincia di Catanzaro, Enzo Bruno, entrambi già da tempo alle prese con la campagna elettorale. Anche in questo caso le polemiche non mancheranno.

Altra esclusione eccellente la troviamo nello schieramento di de Magistris, con l’ex consigliere regionale Giuseppe Giudiceandrea che si è ritirato, per l’eccessiva messe di voti come dice lui e perché troppo compromesso col sistema oliveriano come dicono i detrattori interni alla sua coalizione.

A proposito del sindaco di Napoli sono state smentite le voci di una sua candidatura anche a consigliere. Considerato il sistema elettorale, l’ex pm per entrare in consiglio, deve piazzarsi almeno secondo o la sua avventura calabrese terminerà qui.

Nel centrodestra si fa un po’ fatica a parlare di esclusioni eccellenti, visto che i veterani della coalizione hanno alla fine piazzato le proprie figlie (Gentile e Parente) o la propria moglie (Morrone).

Adesso però la campagna elettorale entra nel vivo per gestire l’amministrazione regionale in cinque anni che saranno decisivi per il futuro della Regione che dovrà dimostrare di poter gestire la pandemia con un piglio diverso rispetto al poco o nulla fatto fino a oggi, ma soprattutto dovrà saper mettere a terra la gran mole di risorse in arrivo fra i fondi comunitari e quelli straordinari previsti dal Pnrr.

Ci sarà un mese per discuterne e programmare cosa che sinora, sinceramente, si è fatto ben poco visto che tutte le attenzioni si sono concentrate su liste e candidati. Archiviata la pratica burocratica ora si inizia a fare sul serio.

Occhiuto porterà la sua lunga esperienza politica che lo ha visto ritagliarsi un ruolo di primo piano sullo scenario politico nazionale dove è arrivato a ricoprire il ruolo di capogruppo di Forza Italia. La Bruni è una neofita della politica, ma è scienziata di grande valore. Sta basando tutta la sua campagna elettorale su messaggi emozionali, con grande attenzione al mondo femminile, e un invito alla partecipazione quasi per oscurare i metodi che hanno portato alla sua candidatura. Mario Oliverio mette in campo tutta la sua esperienza che l’ha visto gestire per dieci anni la Provincia di Cosenza e per cinque la Regione Calabria. Infine c’è de Magistris che porta la sua controversa esperienza da sindaco di Napoli, ma soprattutto il messaggio di rottura col vecchio sistema politico calabrese che in trent’anni di regionalismo ha prodotto solo indicatori negativi. Che vinca il migliore.

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