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REGGIO CALABRIA – Fondi pubblici destinati alla manutenzione dei principali servizi cittadini di Reggio Calabria distratti e lucrati dalle cosche di ‘ndrangheta grazie ad accordi con politici e imprenditori collusi. E’ il quadro disegnato da un’inchiesta coordinata dalla Dda e condotta dai finanzieri del Comando provinciale di Reggio che ha portato all’arresto di otto imprenditori che ricoprivano incarichi nelle società Multiservizi, partecipata dal Comune, e Gst, fallite nel 2014 e nel 2015.

L’accusa è bancarotta fraudolenta. Gli indagati, che ricoprivano cariche o qualifiche societarie, secondo l’accusa avrebbero distratto e dissipato il patrimonio delle società Multiservizi – che si occupava della manutenzione, tra l’altro, del patrimonio edilizio comunale, delle strade, degli uffici giudiziari e di altro ancora – e Gestione servizi territoriale, causandone il fallimento e privando i creditori di quanto dovuto. Sequestrati anche beni per oltre 5 milioni di euro.

IL VIDEO DELL’OPERAZIONE A REGGIO

I provvedimenti cautelari sono stati eseguiti dai finanzieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, con il supporto operativo dei colleghi di Milano, Siena ed Agropoli, in Calabria, Campania, Toscana e Lombardia. Gli indagati, che ricoprivano cariche o qualifiche societarie, secondo l’accusa avrebbero distratto e dissipato il patrimonio delle società “Multiservizi S.p.a.” – che si occupava della manutenzione, tra l’altro, del patrimonio edilizio comunale, delle strade, degli uffici giudiziari e di altro ancora – e “Gestione Servizi Territoriale S.r.l.”, causandone il fallimento e privando i creditori di quanto dovuto.

Oltre agli arrestati, nell’inchiesta ci sono anche diversi indagati, tra i quali Giuseppe Scopelliti, sindaco di Reggio dal 2002 al 2010 ed ex presidente della Regione Calabria, condannato in via definitiva a quattro anni e sette mesi di reclusione per irregolarità nei bilanci del Comune di Reggio riscontrate tra il 2008 ed il 2010. Condanna che Scopelliti sta scontando in carcere in regime di semilibertà.

Il procuratore di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri ha affermato: «E’ un’operazione importante per la città perché si dà conto di quello che è successo in quegli anni. C’era un sistema creato per predare le casse di Reggio Calabria». Negli anni scorsi, la Dda reggina ha coordinato diverse inchieste dalle quali è emerso l’infiltrazione nella Multiservizi delle cosche di ‘ndrangheta cittadine.

Un piano strategico diretto al controllo della cosa pubblica e all’accaparramento di ingenti profitti «per far sì che la Multiservizi divenisse uno strumento funzionale al soddisfacimento degli interessi economici della ‘ndrangheta e di alcune famiglie di imprenditori ad essa legate». E’ quanto si legge nell’ordinanza nella quale si evidenzia che si è davanti ad un accordo che, secondo l’accusa, faceva sì che il denaro versato dal Comune alla Multiservizi per la manutenzione della rete stradale, della rete idrica, dell’illuminazione, delle scuole e dei parchi finisse nelle tasche delle cosche.

Ai domiciliari sono finiti gli imprenditori Pietro Cozzupoli, di 81 anni, Lauro Mamone (62), Giuseppe Rocco Giovanni detto “Pino” Rechichi (61), Antonino Rechichi (34), Giovanni Rechichi (34), Rosario Giovanni Rechichi (58), Michelangelo Maria Tibaldi (52) e Michele Tibaldi (32), tutti accusati di bancarotta fraudolenta.

Dalle indagini, condotte dal Gruppo investigazione criminalità organizzata (Gico) del Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza nell’ambito dell’operazione denominata “Mala Gestio”, sarebbe emerso che le vicende fallimentari che hanno colpito la Multiservizi e la Gst erano da ricondursi ad un ingegnoso meccanismo fraudolento messo a punto da chi ricopriva contemporaneamente cariche sociali nelle due imprese e in altre ditte a favore delle quali venivano distratte le risorse economiche. La Multiservizi era stata costituita nel 2004 tra il Comune, socio pubblico al 51%, e la Gst, socio privato al 49%. Lo stesso giorno, con la sottoscrizione di un patto parasociale, definito “incomprensibile» dagli investigatori, il sindaco dell’epoca Giuseppe Scopelliti, «di fatto – afferma la Finanza – abdicava dal controllo della partecipata, assegnando in via esclusiva tutti i poteri di gestione al socio privato di minoranza Gst». Secondo l’accusa, una spiegazione a tale comportamento si ricava dall’inchiesta “Mammasantissima”.

In una conversazione intercettata il 14 maggio 2002, Paolo Romeo, l’ex deputato del Psdi ed avvocato arrestato in quel procedimento e imputato nel processo “Gotha” perchè ritenuto il vertice della cupola politico-affaristico-mafiosa che avrebbe condizionato la vita politico-amministrativa di Reggio, nel compiacersi per una possibile vittoria di Scopelliti, faceva riferimento all’appoggio elettorale dell’imprenditore Cozzupoli e di Giuseppe Rechichi («vince lo stesso perché c’è Cozzupoli che deve incassare delle somme, che praticamente è in uno stato di bisogno attualmente» mentre «dall’altro c’è Pino che sta partecipando a queste gare per la esternalizzazione”) e quindi proprio degli imprenditori che avrebbero avuto col tempo il controllo della partecipata.

Per far transitare il denaro versato dal Comune alla Multiservizi alla Gst e poi alle imprese degli indagati, secondo l’accusa, nel 2007 fu stipulata una convenzione tra Multiservizi e Gst per la prestazione di generici servizi il cui compenso era determinato a priori. Al riguardo, tra il 2007 e il 2012, Multiservizi ha pagato alla Gst 11.901.400 prevedendo in contabilità il pagamento di ulteriori 5.848.087. La Gst, poi, aveva stipulato un atto simile con le società riconducibili agli indagati assicurando alle stesse, tra il 2008 e il 2011, profitti pari a 5.854.974 mentre erano iscritti in bilancio ulteriori debiti per fatture da pagare per 3.906.219.

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