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REGGIO CALABRIA – Una truffa in grande stile capace di coinvolgere, tra gli altri, un medico, un paramedico, agenti di polizia locale. L’indagine è stata portata a termine dai militari del Comando provinciale della Guardia di finanza di Reggio Calabria e della Compagnia di Reggio Calabria che hanno dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale degli arresti domiciliari nei confronti di quattro persone: B.V., 55 anni, di Reggio Calabria; C.F., 49, di Montebello Ionico; F.B., 53, di Reggio Calabria, medico; G.N. 60, di Motta San Giovanni, paramedico. Tutti accusati a vario titolo e in concorso tra loro dei reati di falsità in atti pubblici, accesso abusivo a sistemi informatici, violenza privata, costrizione alla commissione di reati, fraudolento danneggiamento di beni assicurati e mutilazione fraudolenta della propria persona.

L’ordinanza è stata emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Reggio Calabria, su proposta della locale Procura della Repubblica, coordinata da Giovanni Bombardieri, con le indagini coordinate dal procuratore aggiunto Gerardo Dominijanni e dal sostituto Giovanni Gullo.

Tra le persone destinatarie della misura cautelare, delle quali uno già noto agli inquirenti poiché coinvolto nell’ambito dell’operazione “Game Over”, figurano un dirigente medico e un addetto paramedico entrambi dipendenti del Grande Ospedale Metropolitano “Bianchi-Melacrino-Morelli”.

In particolare, i finanzieri reggini hanno rinvenuto un estratto conto di una carta Postepay Evolution nella disponibilità di un soggetto, il quale, nell’immediatezza dei fatti, ha tentato invano di distruggere il documento rinvenuto dai militari, insospettendo così gli stessi, che hanno deciso di effettuare approfondimenti d’indagine ben mirati.

E’ stato accertato come l’uomo fosse stato indotto da due degli indagati a fornire propri documenti per l’accensione di una polizza assicurativa contro gli infortuni a suo nome.

Sono stati, quindi, prodotti una serie di documenti e certificazioni sanitarie false, utili per l’apertura del sinistro, con conseguente incardinamento di un iter che si concludeva con l’erogazione di oltre 54mila euro.

La somma di denaro, tuttavia, pur essendo destinata al soggetto indotto ad agire, finiva, di fatto, nelle tasche degli artefici della truffa assicurativa gestita proprio al medico e dal paramedico.

Ulteriori approfondimenti investigativi consentivano di risalire anche ai medici e ai paramedici coinvolti, tutti impiegati presso il Grande Ospedale Metropolitano “Bianchi-Melacrino-Morelli” di Reggio Calabria.

I due, secondo quanto emerso dalle indagini, avrebbero redatto un falso verbale di accettazione di pronto soccorso; rilasciato false certificazioni mediche relative a presunte visite di controllo; predisposto una falsa perizia medico-legale. Inoltre, avrebbero effettuato un accesso abusivo al sistema informatico dell’ospedale adibito alla gestione delle immagini radiologiche, in vista dell’inserimento a sistema di un falso referto, commesso mediante l’utilizzo delle credenziali di un ignaro collega della struttura sanitaria.

Le indagini, dopo una serie di accertamenti, hanno consentito di smascherare, tramite l’incrocio di vari elementi indiziari, un consolidato sistema criminoso fraudolento.

La denuncia di un ignaro cittadino ignaro, citato dinanzi al Giudice di Pace da parte di uno degli indagati per una richiesta di risarcimento danni non patrimoniali connessa a un presunto incidente stradale, ha permesso anche di ricostruire il ruolo di altre quattro persone, compresi due vigili urbani in servizio presso il Comando di Polizia Locale di Reggio Calabria), oltre al dirigente sanitario e al dipendente paramedico già coinvolti.

Questa “seconda” truffa aveva consentito agli indagati di riscuotere un primo rimborso assicurativo per falsi danni patrimoniali all’automezzo pari a 4.700 euro.

L’inchiesta ha permesso anche di sequestrare il profitto di reato pari a 54.250 euro attraverso i rapporti finanziari degli indagati, ovvero mediante trattenuta del quinto dei trattamenti retributivi, pensionistici e assistenziali degli stessi, sino alla concorrenza del profitto stesso.

Nel corso delle perquisizioni, infine, sono stati rinvenuti numerosissimi timbri falsi di diverse amministrazioni pubbliche (tra cui alcuni della Regione Calabria e del G.O.M.) e di medici; documentazione sanitaria, anche artatamente manomessa; CD relativi a referti ed esami sanitari strumentali; un fotocopiatore professionale.

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