X
<
>

Giuseppe Gregoraci

Condividi:

SIDERNO (REGGIO CALABRIA) – Si è impiccato in cella. Una fine orribile, quella di Giuseppe Gregoraci, detto “Pino”, 51 anni, di Siderno, detenuto nel carcere lombardo di Voghera. A nulla sono valsi i tentativi di salvarlo messi in atto dal personale della casa circondariale in provincia di Pavia. L’uomo di Siderno quando sono intervenuti i primi soccorsi era già morto. Ancora una volta, al centro della cronaca, il carcere di via Prati Nuovi.

I sindacati hanno posto più volte all’attenzione del provveditore regionale delle carceri l’esistenza di una situazione di grave emergenza a Voghera, senza però ottenere le risposte auspicate. Da molto tempo viene denunciato un serio problema di carenza delle misure di sicurezza, sia per chi lavora in quel carcere, che per i detenuti. Ieri l’ennesimo suicidio che conferma la persistenza di tutti i problemi lamentati.

Giuseppe Gregoraci era stato arrestato a luglio del 2019 nell’operazione “Canadian ‘ndrangheta connection” che ha colpito la ramificazione della ‘ndrangheta calabrese in Canada. L’indagine condotta dallo Sco della Polizia e della squadra Mobile reggina, diretta dalla Dda, dal procuratore Giovanni Bombardieri, con il coordinamento del procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo e dei sostituti procuratori Giovanni Calamita e Simona Ferraiuolo, ha portato all’arresto di elementi di vertice, affiliati e prestanomi delle ‘ndrine Muià e Figliomeni e della potente cosca Commisso di Siderno, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa transnazionale ed armata, porto e detenzione illegale di armi, trasferimento fraudolento di valori, esercizio abusivo del credito, usura e favoreggiamento personale, commessi con l’aggravante del ricorso al metodo mafioso, al fine di agevolare la ‘ndrangheta.

Tra gli arrestati figurava anche il 51enne “Pino” Gregoraci, accusato di fare parte della ‘ndrina Figliomeni di contrada Donisi di Siderno e ritenuto anche responsabile di esercizio abusivo del credito, con l’aggravante di aver agevolato la ‘ndrangheta.

Le indagini hanno avuto origine dall’omicidio di Carmelo Muià detto “Mino”, assassinato a Siderno a colpi d’arma da fuoco il 18 gennaio 2018, ritenuto il luogotenente del boss Giuseppe Commisso, alias il Mastro. Dopo l’omicidio, al fine di comprendere le causali che lo avevano determinato, il fratello dell’ucciso, Vincenzo Muià e il sodale Giuseppe Gregoraci si recavano anche a Toronto, dove incontravano i fratelli Cosimo e Angelo Figliomeni, detti “i briganti”, entrambi latitanti in Canada, al fine di conoscere le reali motivazioni che avevano portato all’omicidio del fratello “Mino”.

Condividi:

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA