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REGGIO CALABRIA – Ancora minacce e offese nei confronti di Filippo Sorgonà, giornalista, operatore culturale, fondatore del movimento “Reggio Bene Comune” e responsabile cittadino delle Sardine. “F.Sorgonà Firmasti a to cundanna” il messaggio in spray nero su un muro lungo la strada verso Ortì, borgo aspromontano di cui Sorgonà è originario.

E sempre nella frazione collinare del comune di Reggio, nei mesi scorsi, un incendio doloso, l’ennesimo, aveva danneggiato diverse piante di ulivo in un terreno di proprietà della famiglia.

È lo stesso Sorgonà, attivista di sinistra da sempre animatore iniziative di cittadinanza attiva e di impegno civile, a denunciare su Facebook e ai carabinieri l’ennesimo atto ignobile di cui è vittima. «Qualcuno, in questa città, è nostalgico di idee criminali ed eversive. Non si può più accettare che vi siano soggetti politici che continuano ad operare in modo impunito ai limiti della legge» scrive Sorgonà, che al gesto dà una matrice politico-ideologica ben precisa («una sigla politica che in città opera da anni nell’estrema destra con richiami orgogliosi al fascismo ed al nazismo»).

Dopo qualche ora un fiume di solidarietà. Da Jasmine Cristallo, portavoce della Sardine calabresi e tra i leader nazionali del movimento politico, al sindaco Giuseppe Falcomatà. «Sono gesti vergognosi che, siamo certi, non scalfiranno minimamente l’impegno sociale che Filippo, nelle sue attività quotidiane, dedica alla comunità reggina. Massima solidarietà a lui e alla sua famiglia – scrivono in una nota congiunta gli assessori della giunta comunale – Nel 28° anniversario della strage di Capaci, questo vile episodio ci ricorda quanto importante, attuale e necessario sia ancora l’impegno di tutti noi nella battaglia quotidiana contro tutte le mafie, per la legalità, la giustizia e contro ogni forma di sopruso e di violenza. Da istituzioni ci schieriamo convintamente al fianco di Filippo Sorgonà nella speranza che gli autori di questo ignobile e meschino gesto possano essere presto assicurati alla giustizia». «Vile episodio nel giorno di Capaci»

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