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GIOIA TAURO (REGGIO CALABRIA) – Gli inquirenti l’hanno ribattezzata “operazione married” (sposato in inglese) perché il blitz che ha portato all’arresto all’alba dei gemelli Cosma e Rocco Sposato (classe 1996) e della sorella Pamela (classe 1989, ai domiciliari) ruota tutto attorno a quel complesso ed “esplosivo” contesto familiare.

Agli indagati – su cui si sono concentrate le investigazioni avviate lo scorso giugno dalla Sezione Investigativa del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Gioia Tauro, con il coordinamento della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palmi, diretta dal procuratore Ottavio Sferlazza e dal sostituto procuratore Giorgio Panucci – vengono contestati a vario titolo i reati di danneggiamento aggravato, spari in luogo pubblico, detenzione illecita di armi e calunnia.

Tutto nasce il 10 giugno scorso, a Rosarno, quando – secondo gli investigatori – i gemelli Sposato, su mandato della sorella, sparano con un fucile a canne mozze modificato “a lupara” contro l’auto di Salvatore Cucinotta, fratello di Nazareno, marito di Pamela. Un atto intimidatorio di cui la donna si autoaccusa di fronte ai poliziotti, indicando come complice l’altro fratello Vincenzo – in realtà completamente estraneo ai fatti (da qui il reato di calunnia) – per proteggere i gemelli.

Il giorno precedente, il 9 giugno, Pamela Sposato si era presentata in commissariato per denunciare una lunga serie di maltrattamenti, minacce, percosse e lesioni subite negli anni dal marito Nazareno, frutto dei continui litigi nati a causa della tossicodipendenza dell’uomo. La donna raccontava di essersi dovuta rivolgere al pronto soccorso in diverse occasioni per curare le lesioni subite, fino all’ultima lite (il 7 giugno) che l’aveva convinta a tornare a casa del padre adottivo a Gioia Tauro con i suoi cinque figli.

Tuttavia, gli episodi esposti in denuncia e le violenze riferite assumevano «connotati del tutto particolari» (per come il giudice li ha descritti) alla luce della spedizione punitiva condotta il giorno successivo dai fratelli. Soggetti ben noti alle forze dell’ordine, «gravitanti negli ambienti della criminalità organizzata di Gioia Tauro», con numerosi pregiudizi per rapina ed altri gravi reati.

Il 13 giugno Pamela Sposato si presenta nuovamente in commissariato per rendere spontanee dichiarazioni: confessa di essere stata l’ideatrice e l’esecutrice dell’atto ritorsivo nei confronti del marito e riferisce precisi dettagli anche sull’arma utilizzata, perfettamente compatibile con quella rinvenuta e sequestrata dalla polizia due giorni prima nel territorio di San Ferdinando. «Per quanto riguarda la descrizione del modus operandi – precisano gli inquirenti – incorreva in palesi contraddizioni, ammettendo anche di voler realizzare l’omicidio del marito e del suocero, come vendetta delle violenze subite da entrambi, padre e figlio, per anni».

Partono quindi le intercettazioni. «Io voglio stare libera, per farmi i c… miei, come voglio io. Muovermi come voglio io e tutte cose», dice la Sposato in una telefonata. Nel corso di un’altra conversazione commenta: «….poi te lo dico io se sono andata a denunciarlo per pedofilia, chiedigli cosa gli ho fatto e adesso si stanno cacando addosso».

Il 26 giugno, poi, la famiglia Sposato viene a conoscenza di una relazione extraconiugale tra Pamela e un altro uomo. Un’informazione che scatena la rabbia dei fratelli nei confronti della giovane e del suo amante. Stavolta «non gli sparerò la macchina, ma gli sparerò direttamente la testa», dice Cosma riferendosi anche all’aggressione già perpetrata ai danni della famiglia di Nazareno Cucinotta.

Un’affermazione che, unita al fondato pericolo di fuga dei fratelli e ai comportamenti elusivi e guardinghi dell’intero nucleo familiare che teneva costantemente aggiornati Rocco e Cosma sui movimenti delle forze dell’ordine, ha convinto gli inquirenti a procedere agli arresti di oggi.

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