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Gino Strada con don Pino Demasi

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POLISTENA (RC) – Anche la Piana di Gioia Tauro piange la morte di Gino Strada.

Un territorio in cui la presenza di Emergency è consolidata da anni, precisamente dal 2011, quando l’associazione iniziò a dare il proprio contributo attraverso un ambulatorio mobile allestito per dare assistenza sanitaria alle centinaia di migranti impiegati come braccianti agricoli negli agrumeti pianigiani.

Da mobile, il presidio di Emergency è presto diventato fisso. Nel 2013, grazie alla collaborazione con con Libera, la cooperativa Valle del Marro, la parrocchia Santa Marina Vergine, guidata da don Pino De Masi, e la Fondazione “Il cuore si scioglie” di Unicoop Firenze, nacque un poliambulatorio situato nei locali del polo culturale creato da don Demasi in un palazzo confiscato alle cosche polistenesi.

Da allora il poliambulatorio offre servizi di medicina di base, supporto psicologico, educazione sanitaria e orientamento socio-sanitario rivolti principalmente a chiunque ne abbia bisogno. Nel corso del tempo, infatti, il presidio di Emergency è diventato un punto di riferimento e assistenza anche per le famiglie del posto, non necessariamente straniere, che hanno trovato in esso un luogo dove ricevere quella mano di aiuto che tante volte lo Stato e il suo sistema sanitario non riescono dare.

L’associazione di Strada, sul finire dello scorso anno, ha risposto presente anche durante la pandemia da nuovo coronavirus, allestendo un servizio di tamponi antigenici rapidi gratuiti per la popolazione fragile e per le categorie più esposte al rischio e collaborando anche all’allestimento di un presidio per effettuare tamponi in modalità “drive-in”, garantendo ogni tipo di supporto richiesto.

In quei giorni fu forte la polemica con il presidente facente funzioni Nino Spirlì, proprio in relazione al contributo del poliambulatorio di Emergency durante la pandemia, nei giorni in cui il Pronto Soccorso dell’ospedale di Polistena era falcidiato dalla carenza di medici e infermieri positivi al virus. «A Polistena si è sempre occupato dei migranti. I medici di Emergency non sono mai andati nell’ospedale di Polistena a coprire i buchi», disse Spirlì, ricevendo la pronta risposta dell’associazione che ricordò come ciò non fosse possibile perché non previsto dal protocollo d’intesa siglato con l’Azienda Sanitaria Provinciale.

La prima e unica visita “ufficiale” di Strada a Polistena è stata nel 2018 (ma in realtà c’è stato sia prima che dopo, lontano dalla luce dei riflettori), in occasione del quinto anniversario dall’apertura del poliambulatorio di Polistena. Un’occasione in cui non lesinò critiche alla categoria a cui egli stesso apparteneva, tacciando parte dei medici calabresi di aver contribuito, insieme alla politica, allo sfascio della sanità pubblica «annusando possibilità di profitto».

«La medicina è un gesto scientifico, ma di solidarietà umana», disse in quell’occasione Strada. Un “credo” su cui ha fondato la sua professione e la missione di Emergency, a Polistena e nel mondo. All’epoca Strada ebbe modo di visitare anche la tendopoli di San Ferdinando e il suo giudizio fu tranciante: «mi sono vergognato di vedere la bandiera italiana issata su questo schifo di campo un po’ di decenza, mi basterebbe quello».

Pochi istanti dopo la notizia della morte di Strada, il sindaco di Cinquefrondi, Michele Conia, ha annunciato di voler avviare l’iter per intitolargli una delle vie del paese.

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