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Giuseppe Scopelliti

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REGGIO CALABRIA – «Non ho mai avuto alcun rapporto con esponenti della famiglia De Stefano, né con altre famiglie di ‘ndrangheta in quanto la mia attività politico-amministrativa si è incentrata sulla lotta alla criminalità organizzata come mai prima era accaduto a Reggio Calabria. Un’azione incisiva e determinata, documentata da atti amministrativi condivisi con le massime istituzioni internazionali, nazionali e locali».

Parole messe nero su bianco dall’ex sindaco di Reggio Calabria ed ex governatore regionale, Giuseppe Scopelliti, nella sua replica alla puntata di “Report” andata in onda ieri sera su Rai3 di cui la trasmissione ha dato conto solo in parte.

Scopelliti tra l’altro rivela per la prima volta di essere stato vittima, anche insieme alla sua famiglia, di 16 intimidazioni, episodi denunciati all’autorità ma mai resi pubblici per evitare strumentalizzazioni.

Quanto, invece, a eventuali rapporti o scambi di informazioni con gli agenti Marco Mancini e Nicolò Pollari, «non ho mai avuto alcun rapporto né diretto né indiretto con l’agente Marco Mancini – risponde Scopelliti –, che peraltro non conosco. Mentre ho avuto modo di incontrare il generale Pollari in un evento organizzato dall’Università di Reggio Calabria, di cui lui era titolare di cattedra, probabilmente nel 2008 o nel 2009».

La terza domanda posta da “Report” è «quale sia la sua versione in merito al ritrovamento di un ordigno al comune di Reggio Calabria che il collaboratore di giustizia Sebastiano Vecchio ha definito una bufala». «Non so su quali presupposti il collaboratore Vecchio possa essere certo che la bomba al Comune di Reggio Calabria sia stata una bufala – replica Scopelliti –, io so che all’atto del ritrovamento dell’ordigno sono stato escusso presso la procura di Reggio Calabria dal procuratore dottore Scuderi e dal pm dottoressa Nunnari ai quali ho rappresentato, cosi come riportato a verbale, che il mio principale pensiero era rivolto alle procedure in corso per la gara, ad opera dell’amministrazione comunale, per la realizzazione del nuovo Palazzo di Giustizia, del valore di 81 milioni di euro. Il progetto più importante finanziato negli ultimi trent’anni nella Città di Reggio Calabria».

«Mi permetto di aggiungere – prosegue Scopelliti – che quanto affermato dall’avvocato Canale nello stralcio di intervista mandato in onda nella precedente puntata di Report (“non posso dire di avere avuto dei sospetti, sapevo però che quello sarebbe stato uno spartiacque, avevo percepito che diventare un paladino della lotta alla ‘ndrangheta avrebbe costituito una chiave di volta nella storia personale e politica di Giuseppe Scopellitì”) non corrisponde alla realtà dei fatti per come accaduti. Se è vero che sono stato, per come mi definisce l’avvocato Canale, “un paladino alla lotta alla ‘ndrangheta”, questo non è dipeso dall’attentato al Comune di Reggio Calabria ma dalla mia incisiva e concreta azione di contrasto agli interessi della criminalità organizzata locale nel corso della mia intera carriera politica».

«Se avessi voluto trarre vantaggi da un tale fatto – osserva Scopelliti –, avrei reso noti anche altri importanti episodi intimidatori ai danni miei e della mia famiglia, almeno 16, che si sono verificati negli anni in cui ho svolto la mia attività politica. Dalle molotov lanciate contro il Palazzo Comunale (con immediato arresto in flagranza di reato, nella seconda circostanza, a pochi mesi dal mio insediamento) al sorvegliato speciale che doveva uccidermi nel 2003, alla famosa bomba oggetto di discussione, alle numerose lettere intimidatorie tra cui quella delle Brigate Rosse, all’hackeraggio del fantomatico gruppo americano ‘Anonymous’, alle diverse buste contenenti proiettili indirizzate alla mia persona e alla mia famiglia, all’attentato compiuto da uomini incappucciati fuori casa mia e ad altri atti intimidatori. Per finire a quella che più mi ha turbato, l’intimidazione rivolta a mia figlia all’epoca dodicenne: atto che ha determinato l’istituzione di un servizio di scorta alla mia bambina per circa quattro anni e su cu il procuratore De Raho si impegnò in prima persona».

«Episodi, questi, per buona parte denunciati soltanto alle autorità competenti – evidenzia Scopelliti – e mai prima d’oggi resi pubblici a riprova della assenza di ogni volontà di strumentalizzarli per fini personali. Ecco – scrive Scopelliti a conclusione delle sue risposte –, ritornando alla vicenda della bomba al Comune, so soltanto che quella intimidazione ha sì costituito uno “spartiacque” nella mia vita, perché da quel momento ho perso la mia libertà essendo stato sottoposto al regime di protezione con scorta per 14 lunghi anni. Una condizione che ha profondamente inciso sulla mia vita e su quella della mia famiglia».

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