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Operazione della guardia di finanza con diversi indagati tra politici, avvocato, commercialisti e dipendenti pubblici. Sequestrati beni per 34 milioni di euro

REGGIO CALABRIA – Un’operazione dei finanzieri del Comando provinciale di Reggio Calabria è in corso per l’esecuzione di sette provvedimenti di fermo emessi dalla Dda nei confronti di imprenditori, dipendenti pubblici e professionisti reggini. Tra le persone indagate ci sono anche alcuni amministratori pubblici di Reggio Calabria e diversi dipendenti pubblici. 

IMPRENDITORI E POLITICI – Le persone sottoposte a fermo sono: Paolo Romeo, 69 anni; Natale Saraceno, 53 anni; Giuseppe Chirico, 56; Domenico Marcianò, 33; Emilio Angelo Frascati, 60; Antonio Marra, 61, avvocato; Antonio Idone, 65 anni. Tra gli indagati trapelano i nomi eccellenti del presidente della Provincia di Reggio Calabria, Giuseppe Raffa, e del consigliere provinciale Demetrio Cara, militare della guardia di finanza. In più l’indagine coinvolge don Pino Strangio, rettore del santuario di Polsi. Indagati anche il cancelliere capo della Corte d’Appello, Aldo Inuso; l’ex magistrato Giuseppe Tuccio; l’avvocato Rocco Zoccali; l’ex presidente della Reggina, Pino Benedetto; Michele Serra, 49 anni; Domenico Aricò, 48. 

Paolo Romeo è un ex deputato del Psdi con alle spalle diverse inchieste giudiziarie anche per mafia. Era lui l’interlocutore prediletto di politici e funzionari, ora tutti citati in un lungo elenco contenuto nel provvedimento di fermo (LEGGI).

IL CARTELLO CRIMINALE – Le indagini avrebbero evidenziato l’esistenza di un vero e proprio cartello criminale, presente ed operante a Reggio, in grado di condizionare lo svolgimento delle attività economico/imprenditoriali, con particolare riferimento alla grande distribuzione alimentare, sfruttando anche la compiacenza di pubblici amministratori, al fine di ottenere, tra l’altro, l’illecita percezione di profitti.

Secondo l’accusa imprenditori e professionisti sarebbero stati partecipi, con ruoli organizzativi, della ‘ndrangheta. Inoltre sarebbero stati svelati i collegamenti tra le cosche con una strutturata rete di professionisti, capaci di indirizzare le sorti di rilevanti settori dell’economia cittadina.

GUARDA IL VIDEO CON LE PAROLE DEL PROCURATORE DE RAHO

I REATI CONTESTATI – I reati contestati sono associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni, aggravati dalle modalità mafiose. Dodici società ed altri beni, per un valore complessivo di circa 34 milioni di euro, sono state sequestrate nel corso dell’operazione durante la quale sono state effettate anche più di 30 perquisizioni.

Secondo il procuratore capo Federico Cafiero de Raho, con l’inchiesta “Fata Morgana” è stata colpita «quella parte della ‘ndrangheta che l’ha resa forte anche dal punto di vista economico, che ha rapporti con la politica, con le amministrazioni locali, con dirigenti e funzionari pubblici. E’ una parte esponenziale della ‘ndrangheta della provincia di Reggio Calabria».

Tra i fermati, ha proseguito il magistrato, ci sono anche i «titolari di supermercati, quindi distribuzione alimentare di alto livello che dal punto di vista economico hanno portato avanti il centro commerciale La Perla dello Stretto, anche li muovendosi con un metodo sostanzialmente ‘ndranghetista imponendosi al consorzio di imprenditori che avevano aderito a quel gruppo. E’ una parte molto rilevante dell’economia di Reggio Calabria».

«I fermi – ha concluso de Raho – sono stati disposti per il pericolo di fuga di alcune posizioni che abbiamo trattato e che erano strettamente connesse alle altre per le quali siamo dovuti intervenire. Qualcuno stava già traslocando e portando via tutto dalla città evidentemente aveva notizia di questo».

LA GRANDE DISTRIBUZIONE – La Procura reggina ha puntato la sua attenzione sulla redistribuzione dei punti vendita della grande distribuzione alimentare, dopo lo stato di crisi della Gdm S.p.a. e del sequestro delle imprese riferibili agli imprenditori Suraci e Crocé, concentrando, poi, l’indagine sulle attività legate alla riapertura dell’importante centro commerciale “La Perla dello Stretto” di Villa San Giovanni. In particolare, è emerso come un connubio, strutturalmente organizzato, tra ‘ndrangheta e professionisti, ha determinato le principali sorti dell’aggiudicazione dei punti vendita, nonche’ la scelta dell’imprenditore della grande distribuzione alimentare che doveva avviare l’esercizio commerciale “food” nella Perla dello Stretto.

Le indagini eseguite dalle Fiamme Gialle reggine si sono soffermate su due professionisti che, di fatto, hanno curato la riapertura del centro commerciale villese e pilotato l’inserimento di una società, creata ad hoc e facente capo ad un noto imprenditore del settore, quale unico ipermercato destinato ad operarvi gettando le basi per una redistribuzione delle imprese del settore, dopo il vuoto lasciato dalla chiusura della Gdm S.p.a.. Fra questi, spicca il ruolo di noti professionisti reggini che, relazionandosi con una variegata platea di soggetti, avrebbero contribuito alla riapertura della “Perla dello Stretto”, curandone anche gli aspetti prettamente autorizzativi, sempre interagendo con esponenti della politica e della pubblica amministrazione.

BINDI: SCENARIO INQUIETANTE TRA PEZZI DI MAGISTRATURA, CHIESA E MASSONERIA – «L’operazione portata a termine oggi a Reggio Calabria dalla Guardia di Finanza, sotto il coordinamento della Dda, è di grande rilievo», ha commentato Rosy Bindi. Per la presidente della Commissione Antimafia «è stato portato alla luce, ancora una volta, un sistema articolato che cercava di piegare gli investimenti pubblici e privati agli interessi delle cosche della ‘ndrangheta. Un sistema che coinvolgeva esponenti della criminalità organizzata ma, soprattutto, personalità della politica, delle professioni, dell’economia. Il quadro delle connivenze e delle collusioni mafiose potrebbe essere ancora più inquietante qualora dovesse essere confermato anche il coinvolgimento di magistrati, uomini di chiesa e pezzi di una certa massoneria. Non è la prima volta che questo accade in Calabria. Colpisce, come ha rilevato anche il procuratore Cafiero de Raho, che alcune delle persone coinvolte siano già state inquisite e condannate per mafia e, malgrado ciò, abbiano potuto esercitare indebite influenze sulla pubblica amministrazione e condizionare importanti attività imprenditoriali locali. E’ evidente che la politica deve fare di più per liberarsi dalla morsa dei poteri criminali. E ha ragione il procuratore capo di Reggio Calabria – conclude la Bindi – quando invita a vigilare sulla selezione dei finanziamenti pubblici in arrivo in quella regione. Occorre assicurare rigore, trasparenza e rispetto della legalità per evitare che opportunità di sviluppo si trasformino in occasioni per rafforzare il potere della ‘ndrangheta».

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