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Toni piuttosto pesanti nei confronti del vescovo della diocesi di Oppido Mamertina-Palmi tirato in ballo per diverse questioni giudiziarie

OPPIDO MAMERTINA (RC) – “Vattene e lasciaci in pace”. Un messaggio chiaro, diretto, condito da una serie di considerazioni che definire pesanti è dire poco. Destinatario dell'”invito” apparso sui muri di alcuni paesi della Piana di Gioia Tauro è il vescovo della Diocesi di Oppido Mamertina- Palmi, Francesco Milito, obiettivo di un attacco frontale da parte di qualcuno che ha voluto rimanere nell’anonimato.

Il prelato viene tirato in ballo su diverse questioni giudiziarie, ma non solo, che nel corso degli ultimi tempi hanno toccato da vicino la diocesi di cui è a capo. Su tutte quella riguardante don Antonello Tropea, il parroco di Messignadi, piccola frazione di Oppido Mamertina, attualmente sotto processo per una storia di sesso a pagamento con minori. Milito, sulla scorta di alcune intercettazioni captate dalle forze dell’ordine e apparse su svariati organi di stampa e media, viene accusato nel manifesto di aver coperto le vicende del parroco invitandolo a non riferire nulla ai carabinieri che conducevano le indagini (LEGGI).

Altri riferimenti vengono fatti sulle vicende di don Antonio Scordo, parroco del Duomo di Gioia Tauro, condannato per falsa testimonianza in uno stralcio del processo riguardante le violenze e le molestie subite da Anna Maria Scarfò, la giovane di San Martino di Taurianova vittima del “branco” (LEGGI) che pochi mesi fa ha avuto giustizia dopo la condanna definitva dei suoi aguzzini (LEGGI). A Milito viene contesato l’atteggiamento “morbido” nei confronti del parroco (che all’epoca dei fatti risiedeva a Polistena), poco attento alle storie che la ragazza gli avrebbe raccontato.

Questo e molto altro viene contestato a Milito, già destinatario, circa due anni fa, di alcune lettere il cui contenuto non si discosta di molto dagli argomenti trattati nel manifesto apparso tra venerdì e oggi sui muri della Piana. Milito viene ironicamente ringraziato per le sue azioni che, a dire dell’anonimo autore del manifesto, sarebbero causa del decadimento del territorio in cui il prelato opera.

Accuse pesanti, anzi pesantissime, che alla fine del manifesto vengono condite da un eloquente invito a lasciare la sua diocesi e la Piana di Gioia Tauro.

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