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Reggono buona parte delle accuse nei confronti del sacerdote

REGGIO CALABRIA – E’ stato condannato a 4 anni di reclusione don Antonello Tropea, il parroco di Messignadi, piccola frazione di Oppido Mamertina, arrestato nel dicembre del 2015 dalla squadra mobile di Reggio Calabria, e poi detenuto in regime di arresti domicliari (LEGGI LA NOTIZIA), per i reati di prostituzione minorile, sostituzione di persona, detenzione di materiale pedopornografico ed adescamento di minorenne.

LEGGI LA NOTIZIA SUL SUO LUNGO INTERROGATORIO

Il Gup del Tribunale di Reggio Calabria ha parzialmente accolto le richieste del pubblico ministero Sara Amerio che in sede di requisitoria aveva chiesto una condanna a 6 anni di reclusione. Sono tre i capi d’imputazione per cui don Tropea è stato condannato e riguardano i reati di prostituzione minorile, detenzione di materiale pedo-pornografico e adescamento di minore.

Sono invece cinque i capi d’imputazione per cui il sacerdote è stato assolto dal giudice reggino. Tra questi figurano reati di tentata prostituzione, sostituzione di persona e detenzione di materiale pedo-pornografico. Don Tropea, assistito dai legali Andrea e Giuseppe Alvaro del Foro di Palmi, rimane agli arresti domiciliari in una località segreta.

 Nella vicenda è rimasto coinvolto indirettamente anche il vescovo della diocesi di Oppido-Palmi, Francesco Milito, che, secondo le indagini, era a conoscenza dei sospetti sui “vizietti” di don Antonello Tropea (LEGGI LA NOTIZIA). Nei confronti del vescovo, inoltre, nei giorni scorsi, sono apparsi anche diversi volantini di contestazione (LEGGI). 

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