Il ricordo di Bucci apparso sulla pagina Facebook dei drughi bianconeri

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Dopo la morte di Raffaello Bucci detto Ciccio, a soli 40 anni, gli inquirenti insistono sui rapporti tra le curve e la famiglia Dominello, considerata vicina al clan calabrese dei Pesce-Bellocco

TORINO  – Il suo motto, quello che lo aveva reso celebre fra gli ultrà della Juventus, era «la vita è dura per gli altri». Qualcosa, però, negli ultimi tempi gli si era spezzato dentro, fino a rendergliela insopportabile.

E così, l’8 luglio, Raffaello Bucci detto Ciccio, 40 anni, capo carismatico dei Drughi, ha raggiunto in auto un viadotto della Torino-Savona, vicino a Fossano. Ha accostato, è sceso dalla vettura e si è lanciato nel vuoto (LEGGI LA NOTIZIA). Nessun biglietto, nessuna spiegazione. La polizia non ha dubbi: è stato un suicidio. Ma sta continuando gli accertamenti, perché solo il giorno prima Ciccio aveva dovuto testimoniare davanti a un pm della procura di Torino in un’inchiesta sulle intrusioni della ‘ndrangheta nella curva dello Stadium. E perché un altro testimone, Dino, leader storico dei Drughi, a Palazzo di Giustizia non si è presentato: pare che abbia lasciato la città.

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SUI RAPPORTI TRA ‘NDRANGHETA E JUVENTUS

Da anni gli inquirenti torinesi stanno setacciando i movimenti di boss e picciotti intorno alla tifoseria. A volte, come accadde nel 2006, per guardare gratis una partita (Juventus-Arsenal). Ma anche per accaparrare pacchi di biglietti e mettere le mani sul fiorente business del bagarinaggio. Un filone laterale dell’ultima inchiesta della Dda piemontese sulla ‘ndrangheta a Torino, sfociato lo scorso 1 luglio in diciotto arresti, parla proprio di questo: rapporti troppo stretti di qualche frequentatore delle curve con la famiglia Dominello, di Chivasso (Torino), considerata assai vicina al clan dei Pesce-Bellocco di Rosarno.

Un ex capo ultrà, Fabio Germani, fondatore dell’organizzazione no profit «Italia Bianconera», riceve un ordine di custodia cautelare. Sono parecchi i retroscena svelati dall’indagine. Come la nascita di un nuovo gruppo di ultras, i «Gobbi», nel 2013. Dalle conversazioni di uno degli indagati si ricava che a dare il via libera fu uno dei Dominello. «E se lo dice lui, lo dice Rosarno: quelli che comandano». Un altro Dominello si fa dare biglietti da rivendere in vista della sfida del 23 ottobre 2013 con il Real Madrid; l’anno dopo si offre di intervenire come mediatore per scongiurare uno sciopero del tifo.

Bucci era un dipendente di Telecontrol. Addetto alla sicurezza delle biglietterie. Nonché consulente esterno in veste di Supporter Liaison Officer, figura di contatto fra club e tifoserie. Incarichi di alta responsabilità. Per questo era stato convocato dai pm: non come indagato, ma come semplice testimone. Gli investigatori, adesso, non escludono che ci sia un legame fra l’audizione e il suo gesto autodistruttivo. Stanno cercando di capire, per esempio, se qualcuno lo ha avvicinato o addirittura minacciato. Stanno cercando di ricucire il filo dei suoi contatti.

Per adesso la certezza è che la perdita della mamma, mancata qualche settimana fa, lo aveva addolorato profondamente.

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