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REGGIO CALABRIA – Nuova operazione dei Carabinieri del ROS e dei Finanzieri del Gico di Reggio Calabria che hanno dato esecuzione a una ordinanza di misura cautelare in carcere emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Procura guidata dal procuratore Federico Cafiero De Raho nei confronti di Domenico Arena, Vincenzo Pesce e Francesco Strangio tutti indagati per concorso in scambio elettorale politico-mafioso.

In particolare, il provvedimento nasce come conseguenza dell’indagine “Reale” che ha portato all’arresto per lo stesso reato di Santi Zappalà, politico, Giuseppe Pelle, Sebastiano Pelle, Antonio Pelle cl. 1986, e Giuseppe Antonio Mesiani Mazzacuva considerato soggetto di collegamento tra Giuseppe Pelle ed il politico Zappalà. Le indagini che hanno portato all’arresto di Arena, Pesce e Strangio hanno evidenziato come questi ultimi fossero interessati all’accordo Zappalà e si erano garantiti rispettivamente 200.000 euro i Pesce e 100.000 euro gli Strangio in cambio di un pacchetto di voti a favore del politico bagnarese. Agli incontri finalizzati a definire gli accordi sulla spartizione della somma di 400.000 euro, che si erano svolti tra i Pesce e gli Strangio aveva partecipato anche Sebastiano Giorni cosa questa che – chiariscono gli inquirenti – spiega il motivo per cui questo, nel corso di intercettazione, aveva affermato con grande sicurezza che il 26 Marzo 2010 Zappalà aveva pagato alla ‘ndrangheta di San Luca una somma di 400mila euro in cambio di un pacchetto di voti.

Le accuse

Secondo gli inquirenti Zappalà, in occasione delle elezioni per il rinnovo del Consiglio Regionale della Calabria del 28 e 29 marzo 2010 per le quali era candidato nella lista Pdl inserita nella coalizione che sosteneva la candidatura di Giuseppe Scopelliti, “dopo avere stretto il 27.02.2010 un patto corruttivo con esponenti della cosca Pelle – scrivono gli inquirenti – in relazione al quale il candidato, per ottenere a proprio vantaggio un primo consistente pacchetto di voti, prometteva al boss Giuseppe Pelle utilità tra cui una corsia preferenziale a favore delle imprese di riferimento della cosca nel settore dei lavori pubblici, aveva erogato ad esponenti delle cosche Pelle, Pesce e Strangio la somma di 400.000 euro in cambio della promessa di voti”.

Una volta chiusasi la tornata elettorale Zappalà risultò eletto cumulando così la carica di consigliere regionale con quelle che già aveva di sindaco di Bagnara Calabra e consigliere Provinciale di Reggio Calabria. Nel prsieguo della sua attività istituzionale, inoltre, Zappalà divenne Presidente della IV Commissione Affari dell’Unione Europea e Relazioni con l’Estero.

L’inchiesta

L’attività investigativa è stata articolata in più direttrici: una parte dedicata all’analisi delle fondamentali intercettazioni realizzate all’interno dell’abitazione di Giuseppe Pelle, una parte dedicata al riascolto e valorizzazione, nonché armonizzazione con altre acquisizioni, di precedenti informazioni e atti di indagine provenienti da altri procedimenti penali e una parte dedicata ad articolati accertamenti sul conto di due società di capitali riferibili una a Zappalà e una a soggetti contigui della cosca Pelle per mezzo delle quali , sempre secondo la ricostruzione degli inquirenti, il primo, da un lato, aveva creato, con complessi artifici contabili, cospicui “fondi neri” necessari alle operazioni di compravendita dei voti e i secondi, dall’altro, avevano occultato, con altrettante alchimie contabili, il denaro prezzo del pacchetto di voti contabilizzandolo in fittizie voci di bilancio in modo da non renderne identificabile l’illecita provenienza.

I presunti rapporti tra Zappalà e i Pelle

I rapporti tra i Pelle e Zappalà venivano sviluppati in una serie di intercettazioni di conversazioni tra cui, in particolare, in una del 12 marzo 2010 Zappalà si diceva dubbioso della consistenza delle adesioni in suo favore nella zona di Bianco (RC) e in altre aree del Mandamento Jonico, dove effettivamente le locali cosche stavano canalizzando i voti a loro disposizione a favore di altri candidati. Tale problematica veniva risolta dagli esponenti della cosca Pelle i quali avevano offerto al politico un ulteriore pacchetto di voti, da raccogliere a San Luca e Bovalino, per un controvalore di 100mila euro che, come successivamente emerso, costituiva parte dei 400.000 che gli garantivano sostegno elettorale anche da parte delle cosche Pesce e Strangio.

L’accordo relativo alla compravendita dei voti veniva ratificato sempre il 12 marzo 2010 nel corso di un incontro tenuto a Reggio Calabria tra il politico e gli esponenti della cosca.

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