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Il porto di Gioia Tauro

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GIOIA TAURO (RC) – Sono giorni di estrema tensione e preoccupazione anche nel terminal portuale di Gioia Tauro, il più grande d’Italia per movimentazione merci, da dove passa una buona degli ingressi della merce destinata sia all’import che all’export italiano.

Fonti interne al mondo del lavoro portuale annunciano la possibile organizzazione di un comitato spontaneo tra portuali e autotrasportatori che vorrebbero opporsi al green pass e ad avviare manifestazioni o blocchi per domani mattina. Al momento si tratta solo di voci, ma non è escluso che forse, nonostante alcune divisioni interne, il comitato possa nascere per davvero e mettere in atto proteste davanti al gate portuale così come a Triste e a Genova.

Un’attività strategica quella del porto di Gioia Tauro che non può, per nulla rallentare o persino essere bloccata perché ritenuta strategica per il paese. Da domani e fino al 31 dicembre, data di cessazione dello stato di emergenza, per accedere ai luoghi di lavoro sarà obbligatorio essere in possesso ed esibire anche al porto il green pass. E mentre a Trieste o anche a Genova è già scoppiato il caso con i portuali che pretendono tamponi gratis per chi non dispone di certificazione verde Covid-19, minacciando anche il fermo dello scalo, nel porto più grande d’Italia, a Gioia Tauro l’unica società terminalista, Mct, sta cercando di ottimizzare le mani di lavoro nel caso vi fosse una presenza importante di personale che non dispone del green pass o persino eventuali blocchi.

Il Dl 127 del 21 settembre dispone controlli e verifiche nei luoghi di lavoro e la sospensione dalle attività lavorative senza retribuzione per coloro che non abbiamo effettuato la vaccinazione. A Gioia Tauro sarà la Port Security interna dell’Autorità di Sistema Portuale ad effettuare i controlli all’ingresso del gate portuale nel rispetto della normativa sulla privacy così come comunicato nei giorni scorsi dalla stessa Autorità di Sistema Portuale. Allo stato non si ha idea di quanti portuali tra i dipendenti diretti di Med Center Container Terminal e quelli delle ditte eterne abbiamo il green pass.

Nessuno nel recente passato ha effettuato verifiche in tale senso ma, sembra che i non vaccinati per motivi diversi possano essere in tanti, con una percentuale in linea con quella nazionale. Per questi ultimi ovviamente scatteranno i controlli e se non muniti di risultati recentissimi di tampone verranno anch’essi sospesi senza salario, ma non licenziati. Ieri il terminalista Mct ha invitato i propri dipendenti a comunicare l’eventuale non possesso della certificazione verde entro la giornata di oggi 14 ottobre 2021, al fine di poter per tempo programmare le eventuali sostituzioni e la stessa riorganizzazione del lavoro. Al momento non si registrano prese di posizioni ufficiali da parte di sindacati di categoria come a Trieste dove la percentuale dei non vaccinati sembra arrivi anche fino al 40%, di gran lunga maggiore rispetto alla media nazionale. Il Comitato dei lavoratori portuali di Trieste è stato irremovibile: «Dal 15 ottobre, se non verrà ritirato l’obbligo del Green Pass nei luoghi di lavoro, saranno bloccate le attività del porto di Trieste».

Aggiungendo poi: «Siamo venuti a conoscenza che il governo sta tentando di trovare un accordo, una sorta di accomodamento riguardante i portuali di Trieste, e il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale Zeno D’Agostino ha anche annunciato le dimissioni. Noi come portuali ribadiamo con forza e vogliamo che sia chiaro il messaggio che nulla di tutto ciò farà sì che noi scendiamo a patti fino a quando non sarà tolto l’obbligo del Green pass per lavorare». A Gioia Tauro, invece nessuna nota ufficiale è stata diramata. Molti sembrano essere consapevoli delle disposizioni previste dal decreto legge e dei rischi che corrono i non vaccinati, ma non si escludono reazioni anche sulle banchine calabresi.

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