Violenza sulle donne

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REGGIO CALABRIA – Inizierà mercoledì prossimo, 11 ottobre, davanti ai giudici del Tribunale di Reggio Calabria, il processo contro i componenti del “branco” che a Melito Porto Salvo sono accusati di aver violentato per due anni una ragazzina ora 14enne (LEGGI LE NOTIZIE SULL’OPERAZIONE).

La vicenda è venuta alla luce nel settembre dello scorso anno, quando i carabinieri, in esecuzione di provvedimenti del gip, arrestarono otto giovani, uno dei quali minorenne, mentre ad un nono notificarono un provvedimento di obbligo di presentazione alla pg. Tra gli arrestati anche il figlio di un presunto boss della cosca di ‘ndrangheta degli Iamonte.

In vista dell’inizio del dibattimento, Libera, in una nota, definisce la vicenda «una delle storie più terrificanti registrate nel nostro Paese che ha visto come vittima di una violenza inaudita una minore. L’associazione Libera – prosegue la nota – auspica che il processo stabilisca la verità dei fatti, individui le responsabilità e faccia giustizia nel rispetto del diritto alla difesa che va riconosciuto a tutti, secondo la Carta costituzionale che prevede la presunzione d’innocenza fino a sentenza definitiva».

Il giorno dell’udienza, Libera annuncia che «sarà presente con una sua rappresentanza per continuare a far sentire, anche in questa occasione, vicinanza e concreta solidarietà alla ragazza ed alla sua famiglia che ha pagato e sta pagando un prezzo pesante per i due anni di ripetuta violenza fisica e psicologica subita. Una presenza significativa di cittadini ed Associazioni all’udienza sarebbe un importante segno di vicinanza verso questa giovane, che nel frattempo ha iniziato un percorso di rinascita e di riscatto sociale con l’aiuto di persone che l’hanno accolta e la stanno accompagnando in questo difficile cammino. Ma anche segno tangibile della stessa società civile che intende schierarsi dalla parte delle vittime e della giustizia».

Una vicenda, afferma Libera, «che non può essere dimenticata, innanzitutto dalla comunità di Melito dove è accaduta e dove accanto a tante reazioni di rigetto e condanna si sono registrati anche alcuni atteggiamenti di omertà e di indifferenza, ma è l’intera coscienza collettiva che deve continuare a interrogarsi su come tutto ciò è potuto accadere».

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