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REGGIO CALABRIA – «Cristina Beretti è un morto che cammina». Così Francesco Amato, ieri, durante l’udienza che lo vedeva imputato per il sequestro di cinque persone lo scorso novembre, all’interno dell’ufficio postale di Pieve Modolena (LEGGI LA NOTIZIA), nel Reggiano, ha minacciato la presidente del Tribunale di Reggio Emilia, Cristina Beretti.

«La Beretti – ha ripetuto più volte in aula Amato – è un morto che cammina». Amato, che per il sequestro (messo in atto mentre era latitante, armato di un coltello con una lungo 30 centimetri) è stato condannato a 6 anni e 4 mesi di carcere, si trova in una cella a Terni, dove sta scontando una pena pari a 19 anni nell’ambito del processo di ‘ndrangheta “Aemilia”.

Collegato in videoconferenza durante l’ultima udienza del processo, che si è svolto con rito ordinario, l’uomo è intervenuto più volte, interrompendo anche il giudice Silvia Guareschi, ha chiamato in causa il vicepremier Matteo Salvini, definendolo «un traditore», ha chiesto di sostituire l’avvocato, richiesta che la corte ha ritenuto strumentale, e poi ha minacciato il giudice Beretti, affermando che era stata lei a convincerlo a «liberare gli ostaggi, ma poi non ha voluto mantenere la promessa».

Il pm Iacopo Berardi aveva chiesto dieci anni per il sequestro di persona aggravato e il porto abusivo d’armi. Sono state riconosciute le attenuanti generiche. Le frasi indirizzate al giudice Beretti sono state trasmesse in Procura per gli accertamenti.

Sulle minacce al giudice è intervenuta Libera, che ha espresso «piena solidarietà alla dottoressa Cristina Beretti, le cui doti umane e la cui grande professionalità abbiamo avuto modo di apprezzare e di vedere confermate nel corso delle 195 udienze del primo grado del rito ordinario del processo Aemilia, conclusosi a Reggio Emilia lo scorso 31 ottobre 2018. Saremo sempre al fianco delle forze dell’ordine e dei magistrati che, quotidianamente, con tenacia e professionalità, sono impegnati nel contrasto alla criminalità e alla corruzione».