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REGGIO CALABRIA – C’è anche la ‘ndrangheta dietro l’operazione denominata “Grande raccordo criminale” che, a Roma, ha portato all’arresto di 51 persone collegate alla banda del defunto Fabrizio Piscitelli, l’ultras biancoceleste freddato lo scorso 7 agosto su una panchina nel Parco degli Acquedotti.

L’inchiesta ha permesso di ricostruire la divisione dei ruoli e le dinamiche interne alla banda che acquistava cocaina e hashish anche grazie a stretti legami con la cosca calabrese dei Bellocchio.

Perquisizioni e arresti sono scattati all’alba di giovedì e hanno fatto piazza pulita di un bel pezzo della ‘mala’ di Roma Nord. “Un gruppo che non ha eguali in altre città italiane – lo descrive il procuratore facente funzioni Michele Prestipino – che coinvolgeva criminalità sportiva, politica e narcotraffico, e nel quale tutto ruotava attorno a Piscitelli”.

A tenere le redini insieme a ‘Diabolik’, il 42enne Fabrizio Fabietti, pluripregiudicato che, dopo l’omicidio dell’amico, è diventato il capo assoluto della banda. Fabietti vantava milioni di euro di crediti, e di liquidità ne aveva comunque tanta da poter acquistare enormi carichi di stupefacenti. In poco tempo era diventato il broker del narcotraffico capitolino: aveva rapporti ai massimi livelli sia sul fronte degli approvvigionamenti di droga, sia con i responsabili delle maggiori piazze di spaccio.

Il gruppo vantava basi logistiche e sodali nel quartiere della Bufalotta, a San Basilio, Colli Aniene, Tor Bella Monaca, Borghesiana, al Tuscolano, alla Romanina, a Primavalle, fino a Ostia. Con appoggi importanti nei Comuni di Frascati e Ardea.

Estorsioni, minacce e violenze facevano gonfiare affari e narcotraffico, in un giro di milioni di euro che lasciava dire a Fabietti: la droga?…”la devo dare a tutta Roma”.

Il boss stringeva contatti con la mala italiana e straniera, usava telefoni speciali per comunicazioni criptate e si faceva ‘rispettare’ con l’ausilio di una batteria di picchiatori di cui erano parte anche alcuni ultras biancocelesti, come i due tifosi di recente arrestati per aver dato fuoco a un’auto della polizia locale il 15 maggio scorso, prima della finale di Coppa Italia Lazio-Atalanta.
Le intercettazioni finite agli atti raccontano tutta la ferocia degli addetti al ‘recupero crediti’ che parlando di un debitore dicevano: “…Vabbè spariamogli, che dobbiamo fare?”.

Gli inquirenti della guardia di finanza, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia, hanno ricostruito in meno di nove mesi la compravendita di 250 chili di cocaina e 4.250 chili di hashish, per un valore complessivo stimato al dettaglio di circa 120 milioni di euro.

Un flusso costante di droga proveniente dal Sud America (cocaina da Colombia e Brasile) e dal Nord Africa (hashish dal Marocco) drenava denaro nelle casse dell’associazione, in un giro d’affari a sei cifre che potrebbe aver armato la mano del killer di Piscitelli.

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