X

Sebi Romeo

Tempo di lettura 2 Minuti

COSENZA – «È palese l’assoluta inconsistenza delle ipotesi di accusa, non solo per la scarsa portata degli elementi ulteriori, rappresentati soltanto dalle dichiarazioni rese da Romeo Francesco in un proprio interrogatorio, ma per la irrilevanza anche degli stessi elementi desunti dalle prove inutilizzabili e che, però, ben si possono considerare in favore dei ricorrenti».

Con queste parole la Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l’ordinanza nei confronti dell’ex capogruppo Pd in Consiglio regionale, Sebi Romeo (LEGGI) e di un maresciallo della Guardia di Finanza.

L’ex consigliere regionale Sebi Romeo, difeso dagli avvocati Natale Polimeni e Armando Veneto, infatti, è accusato, in concorso con Francesco Romeo, maresciallo della Guardia di Finanza in servizio alla Procura generale di Reggio Calabria difeso dall’avvocato Loris Nisi, di un episodio di tentata corruzione. Entrambi sono finiti dapprima agli arresti domiciliati nell’inchiesta “Libro nero”, per poi essere scarcerati dalla Cassazione, con una posizione previamente stralciata dalla stessa Dda.

SCOPRI TUTTI I CONTENUTI SULL’OPERAZIONE LIBRO NERO

Secondo la ricostruzione dei magistrati, il sottufficiale della Finanza avrebbe chiesto all’ex capogruppo del Pd, l’interessamento per l’assunzione di un suo conoscente in una impresa di trasporti, offrendo in cambio la disponibilità a fornire notizie su procedimenti penali prendenti alla Procura della Repubblica di Reggio Calabria. Mediatore di ciò sarebbe stato Concetto Laganà. L’accusa ha ritenuto rilevante un colloquio, intercettato il 24 giugno del 2015, all’interno del palazzo della Regione Calabria, nell’ufficio di Sebi Romeo, fra questi e Concetto Laganà, segretario del Pd di Melito Porto Salvo. La Corte, però, ha giudicato inammissibili le intercettazioni effettuate tramite un “trojan” installato nel telefono di Romeo e l’inconsistenza delle ipotesi d’accusa.

Questa vicenda giudiziaria ebbe riflessi notevoli sulle regionali 2020. Fu la mattina dell’arresto di Sebi Romeo che il segretario nazionale, Nicola Zingaretti, andò ad Agorà a dire che serviva voltare pagina in Calabria rispetto all’esperienza Oliverio. Da lì iniziò il braccio di ferro fra Roma e la Calabria. «Abbiamo avuto modo di leggere le motivazioni con le quali la Cassazione ha rigettato e demolito l’impianto accusatorio . Appare del tutto chiara l’assoluta inconsistenza non solo della restrizione per mesi della sua libertà personale, ma anche della prosecuzione del procedimento nei suoi confronti.Siamo felici di poter riabbracciare Sebi Romeo nella comunità politica alla quale appartiene, e che comunque non gli ha fatto mancare amicizia e solidarietà».Lo affermano Nicola Oddati, coordinatore del Pd e Stefano Graziano, commissario Pd Calabria.

  •  
  • 2
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

shares