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Il procuratore Giovanni Bombardieri

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REGGIO CALABRIA – È fissata per il 19 maggio prossimo davanti al Tribunale di Reggio Calabria l’udienza per la dichiarazione di morte presunta del boss Paolo Schimizzi, il reggente della cosca Tegano di Archi scomparso nel settembre 2008.

La richiesta era stata avanzata l’anno scorso dal procuratore Giovanni Bombardieri e dal pm della Dda Sara Amerio. Quella di Schimizzi è una “lupara bianca” per la quale non ci sono ancora dei responsabili. Stando alle indagini della Dda, però, non ci sono dubbi che la scomparsa del boss sia maturata all’interno della famiglia Tegano.

La figura di Schimizzi era riconosciuta negli ambienti della ‘ndrangheta reggina al pari dei fratelli Tegano. Schimizzi era il nipote dei boss Giovanni e Pasquale Tegano. Figlio della sorella di questi ultimi, infatti, secondo gli inquirenti, a un certo punto Schimizzi è entrato in contrasto con lo zio Giovanni Tegano, ex latitante ed ergastolano.

La sua scomparsa, quindi, per gli investigatori sarebbe da addebitare a una spaccatura interna alla famiglia. Una sorta di regolamento di conti confermato anche dal provvedimento dell’ex ministro della Giustizia Angelino Alfano che, nel 2010, aveva prorogato il 41 bis al boss Pasquale Tegano.

Rifacendosi ad alcune informative della squadra mobile trasmesse dalla Dda, infatti, l’ex guardasigilli aveva scritto che «la scomparsa di Schimizzi è fatto certamente non privo di rilevanza con riferimento ai rapporti ed ai collegamenti interni alla cosca».

Anche due collaboratori di giustizia hanno puntato il dito contro lo zio ex latitante. Il pentito Roberto Moio ha raccontato che Schimizzi «stava diventando sempre più importante e questo non piaceva a Giovanni Tegano e ai generi di questi. C’è stata anche una lite … sono quasi arrivati alle mani insomma Paolo Schimizzi e Michele Crudo». Versione che combacia con i verbali del collaboratore Mariolino Gennaro che ai pm raccontò cosa ha appreso in carcere in merito alla scomparsa di Schimizzi: «Aveva preso ormai le redini del clan. Non si spaventava di niente e voleva, stile Renzi, rottamare tutte quelle che erano le persone anziane.. dice che in un incontro dove lui andò a trovare lo zio con ‘sto Giovanni Pellicano e ‘sto Michele Crudo… praticamente ci fu un litigio. Durante quella serata, lo zio Giovanni prese la pistola. Dice che Paolo forse ha ingiuriato lo zio. Ci dissi qualcosa come… ‘Va curcati chi hai 90 annì. Dice che lo zio prese ‘sta pistola e poi non si sa dove lo seppellirono».

A distanza di oltre 12 anni, la Dda di Reggio continua a indagare su chi ha ucciso Paolo Schimizzi per il quale a maggio il Tribunale potrebbe dichiarare la morte presunta.

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