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L'ex consigliere comunale del Pd Nino Castorina

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REGGIO CALABRIA – Spuntano le prime intercettazioni (che potrebbero portare a nuovi sviluppi) nel fascicolo dell’inchiesta sui brogli elettorali alle comunali dell’autunno 2020 condotta dalla Digos e coordinata dal procuratore Giovanni Bombardieri, dall’aggiunto Gerardo Dominijanni e dai pm Paolo Petrolo e Nunzio De Salvo. 

Dai faldoni  le intercettazioni delineano ulteriormente il quadro dell’inchiesta arricchendo di dettagli, definiti significativi dagli inquirenti, come i malumori dei presidenti di seggio e gli inviti alla prudenza rivolti ad un unico destinatario proprio l’ex consigliere comunale e già capogruppo Pd, Nino Castorina primo eletto tra le liste del centrosinistra, finito ai domiciliari a dicembre 2020 (oggi al divieto di dimora) che avrebbe, secondo gli inquirenti, influenzato il risultato delle elezioni amministrative reggine.

La vicenda ruota infatti proprio attorno a Castorina che avrebbe di fatto collaudato un vero e proprio sistema autonominandosi prima componente e poi presidente della Commissione elettorale comunale.  

Ciò gli avrebbe consentito di nominare gli scrutatori per le elezioni comunali in cui era candidato, arrogandosi pure “la funzione di ‘delegato del delegato’ del sindaco nella nomina dei presidenti di seggio”. Alcuni dei quali compiacenti come ad esempio Carmelo Giustra, anche lui indagato nell’inchiesta e che sarà interrogato nei prossimi giorni.

Nelle conversazioni captate invece torna il nome di un’altra presidente di seggio, Giuseppina Facciolo, che parlando proprio di Castorina si sarebbe lamentata della sua «ingratitudine» a fronte dei servizi resigli in sede elettorale. «Quello neanche una telefonata ha fatto neanche un messaggio, niente di niente, da giorno 4 non gli servo capisci».

Secondo la ricostruzione della Digos, il perché di questo risentimento è da individuarsi nel mancato rispetto della promessa, con tutta probabilità fatta alla donna dall’allora candidato, di un lavoro al Comune in cambio dei favori: lo si evincerebbe da un’altra frase pronunciata dalla stessa presidente di seggio: “Appena si riuniscono dovrebbe parlare con l’assessore per il lavoro al Comune”. 

Motivo che induce gli investigatori quindi a intravedere nella sua nomina un «preciso dinamismo clientelare». Parole che fanno il paio con un altro episodio: agli atti dell’inchiesta ci sono anche le parole di un altro presidente di seggio, Luciano Barbuto, piazzato alla sezione 38 dopo che la moglie di Castorina ha rinunciato alla nomina. Come Facciolo, pure Luciano Barbuto fa riferimenti “abbastanza chiari, ancorché mai espliciti, a ‘promesse non mantenute’ da parte del Castorina”.

Viene registrata una conversazione “pesante” tra i due: dopo il voto il presidente di seggio si sente abbandonato dal politico: “Se io do una parola – dice a Castorina – a costo di andare meno… io quella parola la devo mantenere, compare e non l’hai mantenuta come Dio Cristo… Antonio non l’hai mantenuta”.

Attiene invece alle curiosità invece l’intercettazione di Castorina con il collega Federico Milia, un giovane consigliere comunale di Forza Italia eletto con 1700 preferenze. In città si discuteva di chi potevano essere i politici indagati. A Milia, il consigliere del Pd ricorda che “Falcomatà ha vinto di tanti voti  e te lo dico io che ho preso voti in tutte le sezioni e sono esente da qualsiasi dubbio”.

Castorina cerca di allontanare i sospetti da sé: “Il rispetto alla legalità sta alla base e bisogna fare luce… i presidenti di seggio e gli scrutatori sono quattro sventurati che per 100 euro sono stati lì due giorni… non lo so che cazzo hanno fatto se hanno sbagliato o se hanno imbrogliato con dolo è giusto che pagano fino all’ultimo centesimo penalmente e civilmente… Se uno ha fatto degli errori o ha fatto il furbetto è giusto che paghi… ci sarà un’indagine e fateli lavorare alla Procura fatta da persone perbene”.  

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