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La Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria ha emesso l’avviso di conclusione indagini per 161 persone coinvolte, sul versante calabrese, nell’inchiesta Crimine, che nel luglio del 2010 portò all’arresto di oltre 300 persone tra Calabria e Lombardia. Per gli indagati del troncone lombardo, la Dda di Milano, nel dicembre scorso, ha chiesto il giudizio immediato per 174 persone.

L’inchiesta «Crimine» ha svelato il nuovo volto della ‘ndrangheta, diventata un’organizzazione di «tipo mafioso, segreta, fortemente strutturata su base territoriale, articolata su più livelli e provvista di organismi di vertice» che prendono e ratificano le decisioni più importanti, come hanno scritto i magistrati reggini nell’ordinanza di custodia cautelare. La nuova ‘ndrangheta, così come emerge dalle indagini, è divisa in tre ‘mandamenti’ (Tirrenico, Città e Ionico) all’interno dei quali si muovono le «locali», composte a loro volta dalle ‘ndrine e dalle famiglie.

C’è poi il quarto mandamento, quello della «Lombardia», che raggruppa tutte le ‘locali’ che operano nella regione ma che dipende comunque dalla «Provincia» o «Crimine», il vertice dell’organizzazione che sta nella provincia di Reggio Calabria, che ratifica ogni decisione che conta. Ai vertici del «Crimine», secondo quanto emerso dalle indagini, c’era Domenico Oppedisano (in foto), di 81 anni, “eletto» nel settembre 2009 corso di un vertice tra i boss della ‘ndrangheta nel santuario della Madonna di Polsi, sull’Aspromonte. Dopo la notifica dell’avviso di conclusione dell’inchiesta, gli indagati avranno 20 giorni di tempo per chiedere di essere interrogati o per depositare memorie difensive. Quindi la Dda di Reggio Calabria provvederà a chiedere il rinvio a giudizio o l’archiviazione per le singole posizioni.

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