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REGGIO CALABRIA – Sei persone sono state raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare, emesse dal gip del tribunale di Reggio Calabria su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, per essere ritenuti i referenti delle cosche Mazzagatti-Polimeni-Bonarrigo e Ferraro-Raccosta attive nel territorio di Oppido Mamertina e nel comprensorio. L’operazione è stata portata a termine dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria nelle province di Reggio Calabria, Asti, Catanzaro, Chieti, Cuneo e Frosinone.

Nell’operazione sono stati contestati, a vario titolo, i reati di associazione di tipo mafioso, concorso in omicidio, concorso in detenzione e porto in luogo pubblico di diverse armi da fuoco anche da guerra e clandestine, concorso in sequestro di persona, concorso in intestazione fittizia di beni, concorso in detenzione, vendita e cessione di sostanze stupefacenti del tipo marijuana e cocaina, concorso in ricettazione, procurata inosservanza di pena, riciclaggio, il tutto aggravato dall’avere favorito un’organizzazione mafiosa.

Il blitz interessa i destinatari del provvedimento di fermo eseguito il 26 novembre scorso da giudici per le indagini preliminari di Palmi, Catanzaro, Roma, Velletri e Latina (LEGGI LA NOTIZIA). Nell’ambito dell’attività investigativa che aveva consentito di portare a termine l’operazione “Erinni” dello scorso 26 novembre, inoltre, sono stati acquisiti ulteriori elementi di colpevolezza nei confronti di altri indagati che non sono stati sottoposti a fermo. Sono accusati di appartenere alla cosca “Mazzagatti-Polimeni-Bonarrigo”, oltre che di riciclaggio di denaro e di aver aiutato l’allora latitante Domenico Polimeni, fornendo supporto logistico anche ai familiari quando si trattava di accompagnarli a fargli visita.

I provvedimenti cautelari riguardano Domenico Polimeni, Luca Pepe, Francesca Mazzagatti, Maria Chiara Condina, Silvana Attenni e Antonina Feliciano.

Domenico Polimeni e Luca Pepe, si trovavano già in carcere: il primo a seguito della sua cattura avvenuta il 14 luglio 2012 a Fiumefreddo Bruzio, quando venne arrestato dai carabinieri; il secondo a seguito dell’arresto in flagranza di reato per produzione e traffico di sostanze stupefacenti, detenzione di arma clandestina, ricettazione e detenzione di munizioni, avvenuto a febbraio scorso a Pomezia, quando venne arrestato assieme al cugino Simone Pepe (LEGGI L’ARTICOLO DELL’UOMO DATO IN PASTO AI MAIALI). 

Per entrambi l’accusa è di associazione di tipo mafioso, mentre Luca Pepe risponde anche di concorso in detenzione, vendita e cessione di sostanze stupefacenti del tipo marijuana e cocaina, aggravati dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso.

Oltre a Polimeni e Pepe, oggi sono state arrestate anche 4 donne: Attenni, accusata di associazione di tipo mafioso e riciclaggio aggravato dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso; Condina, accusata di procurata inosservanza di pena, aggravata dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso; Feliciano e Mazzagatti, entrambe accusate di concorso in intestazione fittizia di beni, aggravata dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso.

Silvana Attenni è l’ex moglie di Domenico Scarfone. Quest’ultimo aveva accumulato in modo illecito, ingenti somme di denaro che, come confidava a Rocco Mazzagatti, trasferiva all’estero per reintrodurle in Italia in modo da farle sembrare pulite.

Scarfone aveva, in particolare, affidato la gestione di tali somme di denaro alla ex moglie Silvana Attenni, indicata come colei che aveva la “cassa”. Infatti, nell’abitazione di Attenni, sono stati rinvenuti, al momento della perquisizione contestuale all’esecuzione del fermo, oltre 144mila euro in contanti. Maria Chiara Condina ha aiutato il proprio fidanzato Cosmo Polimeni ed i suoi familiari a incontrare il latitante Polimeni (padre di Cosmo), alla guida di una autovettura, avrebbe condotto la suocera e la cognata presso la sede della Tra.co.cem., dove poi le due passeggere proseguivano su altro mezzo.

In tale occasione, Maria Chiara Condina era chiaramente consapevole della effettiva destinazione della suocera e della cognata che si stavano recando dal latitante, come evidenziano le indagini. In un’altra occasione, Condina avrebbe fornito un contributo durante il viaggio di andata, controllando che nessuna vettura delle forze dell’ordine li avesse visti e li stesse seguendo e si recava proprio a Fiumefreddo Bruzio nell’abitazione dove si trovava il latitante.

Francesca Mazzagatti e Antonia Feliciano sono rispettivamente la madre e la moglie di Leone Rustico. Le donne, pur non essendo partecipi della “locale” di Oppido Mamertina, hanno consentito che venisse loro intestata la Rustico snc, società attivita per alcuni supermercati e, in concreto, il punto vendita di Oppido Mamertina, gestito da Leone Rustico, ma appartenente di fatto al boss Rocco Mazzagatti ed a suo nipote Giuseppe Mazzagatti, nel senso che costoro erano almeno soci occulti secondo le indagini.

Nel corso dell’operazione sono stati impiegati oltre 100 carabinieri dei Comandi provinciali di Reggio Calabria, Asti, Catanzaro, Chieti, Cuneo e Frosinone, supportati dai militari dello Squadrone Eliportato Cacciatori e dell’8° Nucleo Elicotteri.

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