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L'inaugurazione del presidio di Libera

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VILLA SAN GIOVANNI – Giovanni Trecroci, il vicesindaco barbaramente assassinato 30 anni or sono nella città che sorge in riva allo Stretto, rivive attraverso l’inaugurazione del presidio di Libera, da ieri mattina intitolato alla sua memoria.

In via Calì il sindaco della Città Metropolitana Giuseppe Falcomatà consegna le chiavi di un bene confiscato a Domenico Barresi, presidente della cooperativa “Rose Blu”, aderente al presidio dell’Associazione antimafia Libera di Villa San Giovanni.

Prima delle foto di rito, spazio a un breve cenno alla storia dell’immobile: confiscato definitivamente nel 2013, è stato acquisito dalla Città Metropolitana e assegnato alla Cooperativa per la realizzazione del progetto “Dopo di Noi” a favore di bambini e ragazzi con autismo e disabilità.

L’immobile sarà interessato da interventi di ristrutturazione importanti effettuati dalla cooperativa grazie al sostegno della Fondazione con il Sud ed alla raccolta fondi. Il presidente nazionale di Libera, don Luigi Ciotti, plaude «alla confisca, che è soprattutto una bonifica culturale e sociale. Restituire un bene alla collettività per usi sociali è uno degli aspetti più importanti del nostro impegno. Dobbiamo sottrarre tutti questi patrimoni frutto di illegalità, di violenza, di traffici e spesso anche di morte, e renderli abitabili, gestibili, funzionanti. Perché rappresentano il potere dei segni contro il potere criminale e mafioso. Questi ragazzi oggi hanno la possibilità di utilizzare un bene confiscato per fare del bene, per accogliere, perché l’accoglienza è la vita che accoglie la vita».

Il sindaco Falcomatà lancia un accorato appello: «è più urgente che mai uno snellimento burocratico. Non è possibile che ai comuni arrivino ruderi, che i finanziamenti e le procedure siano così complicati, che i miei colleghi mi dicano “mai più beni confiscati, troppo difficile”. Se anche una sola di queste strutture resta chiusa perdiamo tutti, vince solo e ancora l’arroganza della criminalità».

Dopo la consegna delle chiavi, l’assolata mattinata si concentra sulla memoria e sul sacrificio di Giovanni Trecroci, il cui omicidio a trent’anni di distanza resta ancora senza mandanti ed esecutori: «La sua famiglia, assieme all’80% circa delle vittime di mafia, non conosce la verità sulla morte del proprio caro», ricorda don Ciotti.

Prende la parola il figlio Giuseppe Trecroci, circondato dai suoi affetti, che invita giovani e politici «a compiere scelte libere: mai negoziare, chiedere favori, stringere alleanze discutibili, tradire i propri valori». Don Ennio Stamile, referente regionale di Libera, mette in guarda «contro l’avidità: è il crimine da appalto che ha ucciso Trecroci, in piena guerra di ‘ndrangheta».

È per questo che i giovanissimi scout del Clan Lybra hanno fortemente voluto il presidio: i capi Loris e Ylenia Longo e la scolta Silvia Abruzzini ringraziano il compianto politico «per essere ancora e sempre un incrollabile fonte di coraggio e ispirazione».

Il sindaco facente funzioni Maria Grazia Richichi ricorda «un politico ucciso sotto casa, a due passi da un figlio piccolo e una moglie incinta». Il collega Falcomatà plaude «al fulgido esempio di politica intesa come servizio al bene comune».

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