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La testa mozzata di una capra ritrovata vicino l’auto bruciata dell’avvocato

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CAMINI (REGGIO CALABRIA) – Un’auto bruciata con accanto una testa di capra mozzata. Un episodio singolare quanto spregevole, sicuramente messo in atto a fini intimidatori e di minaccia, si è verificato nella notte scorsa in pieno centro abitato a Camini, piccolo paese interno dell’Alto Jonio reggino.

Nello specifico, oggetto di offesa è stato l’avvocato 50enne del luogo, Anthony Domenico Arcadi. Intorno alle 3.30 di ieri mattina alcuni ragazzi extracomunitari ospitati nei progetti di accoglienza del Comune hanno notato che, in una strada dietro la sede municipale stava bruciando un’autovettura. Diversi volontari si sono affrettati a cercare di spegnere le fiamme con ogni mezzo a disposizione. Anche il sindaco del paese, allertato nella notte, è sceso in strada per cercare di salvare il salvabile.

E mentre si aspettava l’arrivo dei Vigili del fuoco, arrivati a Camini dopo oltre un’ora dalla chiamata alla centrale, sul luogo dell’incendio è giunto il professionista proprietario dell’autovettura. La vecchia Fiat Uno era ormai un groviglio di lamiere arrugginite dal fuoco. Le fiamme hanno distrutto tutto, danneggiando quello che hanno potuto di una vecchia casa a ridosso della quale era parcheggiata l’auto presa di mira.

Un incendio doloso, per come hanno accertato i pompieri e gli investigatori dell’Arma dei Carabinieri della Compagnia di Roccella Jonica, giunti primi sul posto e, a seguire i colleghi della vicina Stazione di Riace, competente per territorio. Infatti, a poca distanza dell’auto, poggiata per terra, ignoti hanno inscenato a dovere un quadro visivo impressionante. Una testa di capra mozzata coperta fin sopra gli occhi con un pezzo di stoffa nera. Nella bocca era infilata una comune penna biro, che in parte vi rimaneva fuori.

Macabro e, allo stesso tempo, inquietante il messaggio. Sul significato, ancora tutto da decifrare, sono a lavoro i Carabinieri della Compagnia di Roccella Jonica. Un segno che nelle terre della ‘ndrangheta equivale a una minaccia di morte, rappresentata con il classico rito dell’impressionante cimelio della testa di animale decapitata. Gli investigatori, dopo aver fatto i rilevamenti e gli accertamenti opportuni, hanno sequestrato alcuni oggetti usati per l’atto intimidatorio, e aver acquisito formale denuncia, hanno avviato le indagini, sempre con la professionalità e la precisione che caratterizzano l’Arma dei Carabinieri, per approfondire il grave episodio e accertare i motivi del gesto.

Sul fatto adesso è aperta un’inchiesta della Procura della Repubblica di Locri, e sulla quale ovviamente vige il massimo riserbo per la delicatezza dei fatti. Si tratta infatti di un atto spregevole, che al momento sembra di difficile interpretazione. Ai Carabinieri che lo hanno sentito, l’avvocato Arcadi non ha saputo fornire grosse spiegazioni sulla matrice di un gesto gravissimo e tutto da interpretare. Dettagli utili alle indagini potrebbero arrivare proprio dalla testa di capra utilizzata per l’intimidazione, attraverso la quale si potrebbe arrivare a stabilire la provenienza dell’animale. Al vaglio anche gli impianti di videosorveglianza presenti nella zona dell’accaduto, che potrebbero fornire qualche prezioso elemento. Al momento le indagini sono in corso e nessuna pista è esclusa.

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