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REGGIO CALABRIA – E’ stato condannato a 3 anni in continuazione con una precedente pena e dovrà quindi scontare 21 anni di carcere il boss Domenico Cianci, il principale imputato del processo «Quieto vivere» nato da un’inchiesta della Dda di Reggio Calabria contro la ‘ndrangheta di San Martino di Taurianova.

Lo ha deciso oggi il Tribunale di Palmi, presieduto dal giudice Gianfranco Grillone, che ha condannato il capocosca riconoscendogli la continuazione con alcuni reati per i quali nel 2017 la Corte d’Appello lo aveva già giudicato colpevole in via definitiva.

Coordinata dal procuratore Giovanni Bombardieri, dall’aggiunto Gaetano Paci e dal pm Giulia Pantano, l’indagine aveva portato a diversi arresti eseguiti nel dicembre 2018 dalla squadra mobile nei confronti di soggetti ritenuti, a vario titolo, componenti della cosca Cianci-Maio-Hanoman dedita ad estorsioni aggravate dal metodo e dall’agevolazione mafiosa.

Il Tribunale di Palmi, inoltre, ha condannato Giuseppe Mavrici, a 13 anni di reclusione, Damiano Cianci (12 anni e 6 mesi) e Concettina Gligora (9 anni). Otto anni di reclusione, invece, sono stati inflitti a Domenico Forgetti, Damiano Forgetti e Rachela Cianci.

Annunziato Chirico e Giuseppe Oliveri sono stati, infine, condannati rispettivamente a 3 e 2 anni di carcere. Nei confronti di Oliveri, i giudici hanno concesso la sospensione condizionale della pena.

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