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Personale medico a lavoro

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REGGIO CALABRIA – L’esercito di precari per riaprire il polo di Gioia Tauro c’è. A breve si potrà mettere nuovamente in funzione il reparto Covid e aumentare i posti letto a disposizione in area medica, quella che al momento sta soffrendo di più. Il problema è di grande portata, la settimana scorsa il commissario ad acta aveva convocato i manager delle aziende per fare il punto sull’aumento dei posti letto.

L’idea era quella di scongiurare una dichiarazione di zona gialla, ma visti i dati attuali il cambio di colore da lunedì prossimo è quasi una certezza. E questo grazie soprattutto ad un numero di posti letto irrisori. Sono 169 tra attivati e “attivabili” in terapia intensiva e 945 in area medica.

L’obiettivo è quello di superare i 1100 posti e poter abbassare un po’ le percentuali di occupazione, situazione però che si sta scontrando con il problema del personale. Uno dei casi limite è proprio quello del reparto Covid di Gioia Tauro. Il reparto è stato chiuso prima dell’estate dopo il generale miglioramento dal punto di vista epidemico.

Nel frattempo i dodici medici in servizio con contratto a tempo determinato hanno scelto altre strade agli inizi di luglio. Ad emergenza finita e nessuna possibilità di reintegro in altre mansioni era un po’ una strada obbligata.

Poco più di una settimana fa con già evidentissimi segnali di peggioramento l’Asp di Reggio ha preparato un avviso alla ricerca di nuovi dottori, dodici per la precisione, utili a rimettere un funzione un reparto necessario per alleggerire la pressione sul Grande ospedale metropolitano di Reggio Calabria, al momento prossimo alla soglia di saturazione dei posti letto nonostante la rimodulazione delle ultime settimane.

Venticinque le persone che hanno risposto all’appello con un contratto a tempo determinato con scadenza al 31 dicembre 2021, sempre che non venga ulteriormente prolungato lo stato d’emergenza. Nell’elenco risulta un solo specialista, due medici specializzandi e il restate medici laureati. Il più giovane ha venticinque anni.

Quello di Gioia Tauro è un caso limite, le altre aziende si sono limitate a prorogare i contratti al 31 dicembre ma hanno fatto i conti con altri problemi. Quella di Vibo per esempio sta cercando persone per supportare la task force delle vaccinazioni. Necessario ottimizzare e velocizzare le somministrazioni proprio adesso che la campagna vaccinale ha numeri in netto calo.

A Cosenza poco tempo fa l’azienda era a caccia di un informatico per poter gestire la trasmissione dei dati sui tamponi. Questo è un altro caso: ad un anno e mezzo di distanza dallo scoppio dell’epidemia la Regione non è neanche riuscita ad implementare un sistema informatico unico per tutti gli attori in corso.

Alle Usca della provincia di Cosenza i dati vengono caricati tre volte su tre piattaforme differenti (nazionale, aziendale e regionale), obbligando i dottori a compilare una marea di scartoffie quotidianamente pur di tenere traccia dei pazienti.

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