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REGGIO CALABRIA – «Fate fermare quel treno a Rosarno». È un coro di protesta unanime, dalla Piana di Gioia Tauro alla Locride, quello levatosi dopo l’annuncio dell’entrata in servizio della Frecciargento di Trenitalia che a partire dal 10 dicembre collegherà Reggio Calabria a Roma in poco meno di 5 ore. A far discutere è la scelta delle fermate che permetteranno a parte dei cittadini calabresi di usufruire di un servizio che rende più vicina la Capitale a molti ma non a tutti. A protestare sono soprattutto i sindaci della Locride e il primo cittadino di Rosarno, la cui stazione è diventata punto di riferimento non solo per la Piana di Gioia Tauro ma anche per chi vive dall’altra parte della costa calabrese.

LEGGI LA NOTIZIA DELL’ISTITUZIONE DEL FRECCIARGENTO

I lunghi tempi di percorrenza per raggiungere il capoluogo di provincia o Lamezia Terme hanno “costretto” molti utenti a scegliere Rosarno come punto di approdo in cui prendere il treno e raggiungere il nord del Paese. Da anni quindi, attraverso la strada Jonio-Tirreno, i cittadini della Locride hanno la stazione di Rosarno come luogo di riferimento e vederla esclusa dal “nuovo” servizio ha fatto storcere più di un naso. Il primo a lamentarsi è proprio il sindaco di Rosarno, Giuseppe Idà: «E’ una notizia accolta con grande rammarico – è stato il suo commento – e al danno si aggiunge anche la beffa perché la stazione di Rosarno non serve solo una larga fetta di cittadini della Piana ma anche quelli della fascia jonica (un bacino di circa 300 mila persone ndc) che ormai l’hanno presa come punto di riferimento.

Farò una verifica sui flussi e scriverò una lettera a Trenitalia, al ministro Delrio e a Oliverio chiedendo che venga istituita la fermata a Rosarno. Lo farò senza ragioni di populismo ma con il piglio dell’amministratore che si interessa dei problemi del territorio cercando di fare capire che quella di Rosarno è un’esclusione penalizzante. Proporrò la convocazione di un tavolo per discutere di questa tematica. L’approccio non è campanilistico ma basato su un dato centrale: il cittadino della Piana, ma anche quello della fascia jonica, ha il diritto di andare a Roma in tempi ragionevoli? Se sarà il caso proporrò la tematica anche all’associazione Città degli Ulivi e quella dei sindaci della Locride perché in casi come questo è giusto che ci siano più voci a rivendicare un diritto della popolazione». Alle parole di Idà fanno eco quelle dei sindaci locridei, tra cui il primo cittadino di Siderno Pietro Fuda, che approfittando della presenza del ministro Marianna Madia nella sua città, ha posto immeditamento il problema mostrando un certo ottimismo sulla concessione della fermata a Rosarno.

Tanta rabbia, invece, traspare dalle parole del sindaco di Locri, Giovanni Calabrese: «Siamo contenti che ci sia un treno che in poco tempo possa raggiungere Roma – è stato il suo commento – ma trascurare Piana e Locride è l’ennesima dimostrazione di una volontà di mortificare questi territori. La popolazione si è stancata di essere trattata come il fanalino d’Europa. Qui vengono ministri per tour elettorali ma sembrano non rendersi conto del disastro di questa zona del Paese. Si parla di sfruttarne le potenzialità ma poi si agisce diversamente». Critico anche il vicesindaco di Gerace, Salvatore Galluzzo: «Si penalizza ancora una volta la Locride. Così si accentua il “Reggiocentrismo” già in atto nella Sanità e ancora più accentuato con la Città Metropolitana». Adesso si attendono notizie da Roma ma nel frattempo i sindaci promettono battaglia per ottenere la tanto agognata fermata.

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