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REGGIO CALABRIA – Dovranno restituire la somma complessiva di euro 531.106,77, suddivisa secondo il calcolo deciso dalla Corte dei conti, Sezione giurisdizionale regionale per la Calabria. La sentenza riguarda il ruolo svolto dall’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale nell’utilizzo di somme destinate ai gruppi consiliari regionali.

La Corte dei Conti (Presidente Rita Loreto e consiglieri Ida Contino e Andrea Luberti) ha parzialmente accolto le richieste della Procura regionale, condannando cinque consiglieri regionali e il dirigente del servizio Bilancio e Ragioneria del Consiglio regionale al risarcimento nei confronti della Regione. Nello specifico, il dirigente Luigi Danilo Latella dovrà restituire 212.440,00 euro, mentre i consiglieri Giuseppe Gentile, Antonio Scalzo, Francesco D’Agostino, Giuseppe Neri e Giuseppe Graziano dovranno restituire 63.732,00 euro a testa.

«Tali importi – è scritto nella sentenza – dovranno, inoltre, essere incrementati della maggior somma tra la rivalutazione monetaria su base annua secondo indici Istat e gli interessi legali dalla data del fatto illecito sino a quella della pubblicazione della presente sentenza, e ancora degli interessi legali da quest’ultima data sino all’effettivo soddisfacimento del credito. Le spese di giudizio seguono la soccombenza e sono liquidate in euro 1.348,28». La divisione è stata spiegata dalla magistratura contabile secondo il quaranta per cento a Latella e il dodici per cento a testa per i cinque consiglieri.

Sulla vicenda sono intervenuti, con una nota, Giuseppe Graziano, Antonio Scalzo e Giuseppe Neri: «Non c’è nessuna “rimborsopoli” in salsa calabrese. La recente sentenza della Corte dei Conti di condanna dei componenti dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale è riferita a questioni inerenti ad una delibera di stanziamento fondi attribuiti ai Gruppi consiliari e varata all’inizio della X Legislatura regionale (nel 2015)».

«Non si tratta di spese sostenute dai 5 componenti dell’Ufficio di Presidenza i quali pertanto nulla hanno lucrato sulle spese dei gruppi consiliari. Si tratta, invece, di cifre attribuite, su indicazione del responsabile dell’ufficio di ragioneria del Consiglio regionale, ai Gruppi consiliari e di cui non si è fatto alcun utilizzo. La sentenza fa riferimento all’applicazione a tutti i gruppi dei principi sanciti dalle Sezioni Riunite della stessa Corte dei Conti a proposito delle spese per il personale ritenute assolutamente regolari. Nessuno sperpero di fondi, quindi, come si è fatto intendere, ma solo uniformità di trattamento per tutti i gruppi (per come proposto dalle competenti strutture interne del Consiglio sulla scorta anche di un preciso parere legale) seguendo le chiare decisioni delle Sezioni Riunite su spese assolutamente identiche».

Anche i consiglieri regionali Giuseppe Neri e Francesco D’Agostino sono intervenuti precisando che «la pronuncia della Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti n. 569/2019 ha infatti interessato tutt’altra questione che si intende oggi sottoporre all’attenzione eventualmente anche critica e severa del lettore, a conferma comunque definitiva delle inesattezze riportate dagli organi di stampa. La vicenda ha trovato origine dalla deliberazione n. 26/2014 della Sezione per il Controllo della stessa Corte dei Conti, mediante la quale veniva contestata ai gruppi consiliari e non certamente allo scrivente, l’illegittimo rimborso delle spese imputabili al personale istituito presso i medesimi gruppi».

Secondo i due consiglieri, «nessuno fra i componenti dell’Ufficio di Presidenza – men che meno i sottoscritti – ha mai provveduto a rimborsare per sé stesso alcun quattrino, malgrado si sia ingiustamente accostato il proprio nome al procedimento rimborsopoli, evidentemente senza alcun tipo di opportuno approfondimento».

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