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Giuseppe Falcomatà, sindaco sospeso di Reggio Calabria, ieri in tribunale

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REGGIO CALABRIA – “Sono convinto che Giuseppe Falcomatà saprà dimostrare la propria assoluta estraneità ai fatti che gli sono contestati e che gli sono costati la condanna, in primo grado, da cui deriverà anche la sospensione in base alla legge Severino. Pur sottolineando il profondo rispetto nell’operato della Magistratura, e senza voler esprimere giudizi in merito a quanto stabilito dal tribunale di Reggio, non posso non sottolineare la mia più profonda solidarietà, umana e politica, a Giuseppe”.

Lo afferma, in una nota, il sindaco di Catanzaro Sergio Abramo dopo la condanna inflitta al sindaco di Reggio Calabria per abuso d’ufficio e subito sospeso per effetto della legge Severino (LEGGI LA NOTIZIA).

“Lo conosco da anni – continua Abramo – e, in virtù della collaborazione e della condivisione di idee e progetti che avevo con un gigante come il padre Italo, ho da decenni instaurato un fortissimo rapporto di amicizia con tutta la sua famiglia. Sono assolutamente sicuro che certe condotte non fanno parte del suo modo di essere, così come sono sicuro che darà battaglia in ogni altra sede possibile per ristabilire la verità e ritornare più forte di prima. Glielo auguro di cuore, ma ribadisco pure che gli amministratori locali abbiano bisogno di norme più precise per essere meglio tutelati. I sindaci sono il primo punto di riferimento per i cittadini, ma anche quelli che pagano sulla propria pelle pur non avendo responsabilità dirette. Il Governo faccia qualcosa per difenderli”.

E mentre il Pd (tranne il sindaco di Pesaro Matteo Ricci e la deputata calabrese, Enza Bruno Bossio) e gli alleati di centrosinistra dello Stretto tacciono per effetto delle nomine a vicesindaco “blitz” ed autoimposte dal sindaco Falcomatà, ad essere vicino al primo cittadino reggino ci pensa l’Associazione nazionale comuni italiani (l’Anci):  «Il direttivo di Anci Calabria, riunitosi nel pomeriggio a Siderno in seduta straordinaria per manifestare solidarietà all’amministrazione comunale, chiede una repentina rivisitazione della legge Severino affinché siano garantiti i principi costituzionali».

Si rileva «in merito alla sentenza di primo grado a carico del sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomaltà, appare infatti improcrastinabile un intervento legislativo rispetto a un reato che è privo di indicazione di condotte specifiche risultando utilizzabile per qualsiasi condotta/atto amministrativo. Si chiede la discussione intorno tali temi così da accelerare su una problematica che, soprattutto a queste latitudini, impone una serie riflessione in merito all’esercizio democratico dei diritti costituzionali. Si ritiene infatti non più rimandabile il progetto di riforma di legge già in discussione in Parlamento».

All’Anci calabrese si aggiunge la voce del direttivo nazionale in cu Falcomatà rappresenta il Sud Italia: «Proprio in questi giorni – scrive  il sindaco di Bari e presidente dell’Anci, Antonio Decaro –  in cui si discute dei rischi elevati ai quali i sindaci nella loro attività vanno incontro dal punto di vista giudiziario, arriva una condanna per abuso d’ufficio per il sindaco di Reggio Calabria che è costretto ad una sospensione di 18 mesi per effetto della legge Severino. Nel rispetto della sentenza e riponendo piena fiducia nel corso della giustizia, non posso che esprimere la mia vicinanza a Giuseppe Falcomatà, del quale in questi anni abbiamo conosciuto la dedizione al lavoro nell’interesse della sua comunità, che in un momento come questo si ritroverà senza guida politica e amministrativa». 

A loro si è aggiunta la voce in serata del sindaco di Bergamo Giorgio Gori («Condannato in primo grado per abuso di ufficio (per aver concesso alcuni locali ad una onlus) il sindaco di ReggioCalabria Falcomatà subisce una sospensione di 18 mesi x effetto della legge Severino. È ingiusto e contro la Costituzione: nessuno è colpevole fino a sentenza definitiva»)  

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