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Edoardo Lamberti Castronuovo

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REGGIO CALABRIA – Sull’esplosiva situazione politica cittadina ha molto da dire, come sempre, l’imprenditore, medico ed editore Edoardo Lamberti Castronuovo.

Si aspettava questo epilogo così amaro: non solo la condanna e la sospensione del sindaco e di altri 5 amministratori e la crisi politica divorante che ne è seguita?

«La condanna era sotto gli occhi di tutti, dopo quella di Angela Marciano (che ha pagato la sua ingenuità) sarebbe stato strano vedere gli altri assolti. Ma è quel che è successo dopo ad essere inaccettabile. Questa crisi politica che si è venuta a creare nell’ambito cittadino non è stata causata dalla sentenza. Un buon amministratore deve organizzarsi e deve prevedere gli accadimenti disporre e programmare il futuro di una città soprattutto dal momento che il verdetto era atteso da sei anni e non agire avventatamente, innescando la miccia politica e facendo traboccare un vaso già colmo. Falcomatà è un bravissimo ragazzo che gode del mio affetto e mi dispiace vederlo così e mi dispiace anche per la condanna che gli è stata inflitta perché lui è il sindaco di Reggio. Purtroppo, però, ha inanellato tutta una serie infinita di errori».

Quali sono?

«Ha avuto la fortuna di essere rieletto per demerito altrui (Minicuci è una persona totalmente inadeguata per Reggio mentre sarebbe stato un ottimo sindaco di Massa Carrara che è una città che conosce bene) ma si è attorniato solo di gente che lo ha tradito per poi rompere con il suo stesso partito. E poi c’è la vicenda dei “pollai”, quella di essersi dotato di “gallinari”, gazebi improvvisati (i dehors, ndr) stile Beirut, postazioni pacchiane e kitckt, in cui i commercianti hanno voluto dimostrare il loro possesso del territorio mentre i vigili del fuoco hanno lasciato fare senza neppure controllare se si tratta di strutture a norma o ignifughe. Questi pollai sono ormai in tutta la città, interrompono marciapiedi e/o occupano la carreggiata ed è inconcepibile il livello di rozzezza e cafonaggine in cui è sceso il cittadino che sorseggia il caffè, seduto tra i gas di scarico, su strutture che bloccano e causano traffico. Ed infine è inqualificabile quella bugia detta ai giornalisti nell’immediatezza della sentenza: è fare harakiri non puoi negare l’evidenza, ha mentito e ad un uomo pubblico non può essere consentito, perché i giornalisti rappresentano il popolo ed al popolo non puoi far calare un imbroglio dicendo che non hai fatto alcuna designazione mentre già hai indicato in privato e di nascosto i tuoi vice».

Ecco: cosa pensa dei due nuovi vicesindaci?

«Sono delle vittime sacrificali perché avranno accettato probabilmente per dovere ma non hanno la forza di chi viene eletto. Chi viene eletto ha la forza del consenso. Su di loro si riverserà l’ira dei cittadini e saranno i primi capri espiatori laddove dovesse tornare questa nomenklatura».

Cosa augurarsi adesso: dimissioni del sindaco, la procedura di messa in mora da parte dei consiglieri di opposizione con dimissioni di massa, la mozione di sfiducia proposta da Pazzano o che altro?

«Sono tutti pannicelli caldi ed oggi c’è bisogno di serietà. La vecchia politica non farà uscire nessuno dai Palazzi adducendo ragioni di partito. La verità è che si dovrebbero dimettere tutti ed arrivare ad elezioni senza aspettare input dall’alto. Basti immaginare a come potrebbero andare avanti in queste condizioni per 18 mesi i massimi civici consessi cittadini, mentre arriveranno i fondi imperdibili del Pnrr. O Falcomatà pensa di fare il tramite attraverso questi due ragazzi (Brunetti e Versace, ndr)? Commetterebbe un reato. La parola ora va restituita alla città che deve prendersi il timone: adesso o mai più e senza sottostare ai diktat di ducetti, senza gente che scende dalla montagna per dire a Reggio Calabria quello che si deve fare o non fare. Bisogna definirsi e dimostrarsi da subito lontani dalla ndrangheta, dal malaffare, dal clientelismo. A Reggio serve etica ed estetica perché i Bronzi di Riace sono nudi per colpa delle brutture che ci circondano: era il culto della bellezza dell’antica Grecia che li ha fatta risplendere di luce, oggi invece la nostra città è solo un dormitorio. In una strada senza via d’uscita e penso a quanta dannosa protervia ha dimostrato Falcomatà quando l’isola pedonale del centro storico non andava bene ed era sotto gli occhi di tutti. Ma per lui era la città a dover cambiare, non la sua idea. Ecco forse il suo problema, in fondo, è proprio questo: ha fatto il generale senza aver mai fatto il soldato ed una cosa è il volere ed un’altra è il sapere, perché puoi volere volare ma non sai volare».

Come pensa, invece, che finirà questo secondo tempo firmato Falcomatà post Miramare?

«Penso che questa amministrazione per ragioni di partito resterà in vita, consumandosi però i partiti che lo consentiranno ma anche la stessa città. Farò tutto quel che posso da cittadino per evitare questa consunzione».

Come si muoverà quindi…starà alla finestra a veder maturare gli eventi o proverà a riprendersi la scena con un progetto politico proprio o in compagnia?

«Ho imparato che i progetti politici propri non vanno da nessuna parte ma ho anche imparato a stare lontano dai partiti politici e da chi ti dice “qui comando io” mentre qui comanda il popolo. Cercherò di riunire, come primus inter pares e senza alcuno jus prime noctis , come cittadino che sta pagando il fio di questa decadenza cittadina, un gruppo di affini intellettualmente che però non dovranno fermarsi mi ai proclami ed alle dichiarazioni di intenti. Sto valutando una manifestazione silenziosa ed apartitica, scenderemo, una domenica mattina, a piazza del popolo, senza bandiere nè stendardi nè slogan, per capire a quanta gente sta a cuore Reggio Calabria».

Quale sarebbe la formula da individuare? La città avrebbe forse bisogno di un super direttorio trasversale politico o extra politico in grado di guidarla fuori dalle secche e soprattutto di cogliere l’immensa opportunità proveniente dal Pnrr?

«Cerchiamo il Draghi di Reggio Calabria, una linea mai partitica e molto concentrata sulla politica economica. Basterebbe mettere nei posti di vertice e nei settori gente competente, le quindici migliori persone della città. O la riprendiamo dalle fondamenta o la perdiamo definitamente».

Alle ultime comunali sembrava, ogni giorno, in procinto di scendere in campo al fianco di Cannizzaro con Fi. Ci può rivelare perché quest’operazione non è mai andata in porto?

«Perché Cannizzaro ha millantato un credito che non aveva. Mi spiego meglio lui millanta di essere il “deus ex machina” del cdx è tutto un “non ti muovere, stai fermo, me la vedo io, siamo pronti” ma non ha mai avuto il coraggio e la forza di imporsi con i partiti del cdx neppure davanti ad un sicuro fallimento come il naufragio delle comunali con Minicuci. Lui non ha mai avuto il coraggio di tirare fuori un nome prima che lo tirassero fuori gli altri. Ho conservato le sue centinaia di messaggi con le liste ed il mio nome da candidato sindaco. Io non ho mai chiesto nulla, è stato lui a cercare me. Millanta, millanta ma poi abbassa la testa davanti ai vertici dei partiti e che io avessi ragione lo ha dimostrato il fatto che Minicuci abbia perso un’elezione facile facile mentre i sondaggi di Piepoli mi davano al 70%. Avrei potevo candidarmi in autonomia ma ho preferito il passo indietro. Il giorno in cui ho chiuso con Cannizzaro è quello in cui mi disse “la linea la detto io” ed io risposi “l’ultimo dettato l’ho fatto in quinta elementare”: la linea si concorda insieme. Questo avviene in questa città quando uno ci crede: arrivano i Cannizzari di turno perché “nani su iddi e vogliono a tutti nani”. Ma adesso i giochi sono scoperti».

Amici di Reggio e Nemici di Reggio: chi sono oggi?

«Gli amici sono quelli che vogliono davvero bene alla città e non rivendicano nulla a livello personale mentre i nemici di Reggio sono quella piccola folla di senza arte e né parte e vogliono sfruttare la città per sistemare le loro posizioni. Sono quelli che senza politica non sanno cosa fare».

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