Il presidente della Fifa Gianni Infantino

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ZURIGO – È finito nell’occhio del ciclone ma è deciso ad andare avanti. Il calabrese Gianni Infantino dal 2016 a capo della Fifa ossia del calcio mondiale (LEGGI LA NOTIZIA) in questi giorni è al centro di quello che potrebbe rivelarsi uno scandalo di proporzioni mondiali svelato da diversi media internazionali sulla base dei documenti rientranti in Football leaks che potrebbe causare un vero e proprio terremoto nel calcio planetario.

LE ACCUSE

In sostanza, Football Leaks getta ombre minacciose sui protagonisti principali del calcio, i top club, così come sull’organo che lo controlla, la Uefa. L’inchiesta portata avanti dal consorzio giornalistico dell’Eic, l’European Investigative Collaborations (per l’Italia da L’Espresso) evidenzia rapporti che esisterebbero tra le società calcistiche e la Uefa stessa.

Due, al momento, le squadre colpite in particolare: Paris Saint Germain e Manchester City, accusate di aver aggirato le norme del fair play finanziario, con il benestare dell’Uefa, attraverso contratti fittizi utili a gonfiare le proprie entrate. La cifra contestata è pari a 4,5 miliardi di euro, 2,7 per gli inglesi e 1,8 per il City, versata negli ultimi sette anni dal Qatar e dagli Emirati Arabi Uniti, proprietari dei club.

Nello scandalo, e qui cominciano i problemi per il capo della Fifa di origine calabrese, sarebbe coinvolto appunto Gianni Infantino, all’epoca segretario generale della Uefa, insieme a Michel Platini che a quel tempo la guidava.

L’attuale presidente della Fifa, secondo i 70 milioni di documenti analizzati per oltre otto mesi, avrebbe «negoziato direttamente con il Manchester City» bypassando «l’organo d’inchiesta interna teoricamente indipendente».

Mediapart, che si sta occupando della questione in Francia, ha svelato il contenuto di una mail, con in copia l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy, in cui lo stesso Infantino rivolgendosi ai dirigenti dei Citizens definisce «un bel regalo» la sanzione di 20 milioni di euro (anziché 60) imposta ai parigini, finiti quest’anno nuovamente sotto la lente d’ingrandimento della Uefa per gli acquisti dell’estate 2017 di Neymar e Mbappè.

Sull’argomento il Psg ha respinto le accuse affermando di aver «sempre rigorosamente rispettato le leggi e le norme in vigore». Nel mirino il ricco accordo di sponsorizzazione con l’ufficio turismo del Qatar, noto alla Uefa dal 2014, di 1,075 miliardi di euro su base quinquennale. «Il principio di questo contratto è semplice – assicura la società di calcio – Oggi i risultati positivi del Psg sono associati al Qatar che ne trae beneficio a livello d’immagine. Dalla nascita del fair play finanziario, il Psg è stato uno dei club più controllati e sorvegliati nella storia». Tuttavia, secondo le carte, i numeri non tornano: l’inchiesta rivela infatti che le due società di revisione incaricate dalla Uefa, le agenzie Repucom e Octagon, avrebbero ridimensionato il contratto «al valore di 123mila euro annui l’una e 2,8 milioni l’altra, ovvero rispettivamente 1750 e 77 volte in meno rispetto all’importo registrato» inizialmente di 215 milioni all’anno.

L’accordo per evitare la Superlega

La Uefa però avrebbe anche finanziato i principali club, dalla Juventus al Real Madrid fino al Milan e al Bayern Monaco, per evitare la creazione di una Superlega gestita direttamente dalle squadre più blasonate a cui avrebbero partecipato altre società a inviti, destinata a tagliar fuori la Champions League organizzata dalla Uefa stessa. Proprio per questo – secondo L’Espresso – l’Uefa avrebbe aumentato le entrate nei confronti dei top club, pari a 150 milioni in più a stagione, a scapito dell’Europa League, penalizzata con 60 milioni di euro in meno.

Il progetto tuttavia sarebbe ancora attuale: risalirebbe al 22 ottobre scorso una lettera della società di consulenza Key Capital Partners al presidente del Real Madrid, Florentino Perez, in cui si descrive la creazione di una società che avrebbe come azionisti 11 grandi squadre. Ovvero Juventus e Milan, Paris Saint Germain e Bayern Monaco, Real Madrid e Barcellona, e le inglesi Arsenal, Chelsea, Liverpool, Manchester City e United.

Football leaks, la difesa del calabrese Infantino

«È sempre una sfida cambiare le cose, andare avanti e riunire le persone per fare meglio le cose. E poiché stiamo attuando risolutamente le riforme della Fifa, mi è sempre stato chiaro che avrei dovuto affrontare una forte opposizione, specialmente da parte di coloro che non possono più approfittare spudoratamente del sistema di cui facevano parte. Ma questo è il motivo per cui sono stato eletto e per me ci sarà un focus e un solo focus: migliorare e sviluppare il calcio, in tutto il mondo. E oggi sono più impegnato e deciso che mai a continuare ad adempiere a questo compito».

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Queste le prime parole con cui il presidente della Fifa, Gianni Infantino, di origini calabresi, replica alle accuse di Football Leaks ha svelato aspetti inediti della disputa in atto nel 2012 tra Uefa, Paris Saint Germain e Manchester City sul rispetto delle regole del fair-play finanziario, rivelando come i due club siano stati aiutati dai vertici dell’Uefa a mitigare il ‘rigore’ delle sanzioni.

«Sembra evidente – prosegue la nota della Fifa – dal “reportage” che c’è un tentativo di indebolire la nuova leadership della Fifa e, in particolare, il presidente, Gianni Infantino, e il segretario generale, Fatma Samoura. Da quando la nuova leadership della Fifa è entrata in carica, ci sono stati cambiamenti. Ci dovevano essere e siamo molto orgogliosi di loro. Come è noto, la Fifa si trovava in una situazione disperata nel 2015, poiché cercava di riprendersi da decenni di negligenza e cattiva gestione», sottolinea l’organizzazione mondiale.

«È un dato di fatto che molti ex funzionari della Fifa – si legge nella nota – stanno attualmente affrontando procedimenti penali in Svizzera e all’estero. E, naturalmente, molti altri funzionari della Fifa che hanno fatto parte o sostenuto questo screditato regime per molti anni non sono più presenti nella Fifa. Non sorprende che alcuni di coloro che sono stati rimossi, rimpiazzati o infelici continuino a diffondere false voci e insinuazioni sulla nuova leadership. È anche motivo di dispiacere che alcuni media diano occasionalmente supporto a tali false affermazioni, apparentemente senza dare alcun pensiero o considerazione ai cambiamenti reali e sostanziali che sono stati apportati alla Fifa».

Inoltre, la Fifa chiede «un resoconto equo e veritiero del lavoro che stiamo facendo, e che continueremo a fare, per il calcio. Ci impegneremo felicemente con tutti i media che vorranno ottenere una comprensione più chiara del nostro lavoro, dei cambiamenti che abbiamo fatto e di chi vorrebbe contribuire al successo dell’organizzazione andando avanti».

In conclusione, per la Fifa «’nessuna’ delle “segnalazioni” contiene qualcosa che potrebbe anche lontanamente equivalere ad una violazione di qualsiasi legge, statuto o regolamento. Questo è, oltre ogni dubbio, un miglioramento incommensurabile del passato e qualcosa su cui la Fifa è pienamente impegnata ad andare avanti. Non saremo distratti dal nostro lavoro dato che la Fifa è indiscutibilmente in una posizione molto migliore rispetto a due anni fa. Accogliamo con favore qualsiasi discussione costruttiva. E continueremo ad andare avanti, più forti e più impegnati che mai», conclude la Fifa.

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