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Il fantasista Semenzin della Reggiomediterranea

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I primi calci ad un pallone sognando quell’occasione unica, chiave di una carriera da sempre ambita e rincorsa. È stata costantemente immersa nel calcio la vita di Gastì Semenzin, argentino classe 1998 e attuale fantasista della Reggiomediterranea, che non ha mai abbandonato la sua voglia di emergere.

Il campionato di Eccellenza calabrese lo ha scoperto nella passata stagione e adesso si sta lavorando per provare a riaverlo in amaranto, anche se le richieste non mancano.

L’INSTITUTO DI CORDOBA

Il talento e la passione hanno iniziato a scalpitare già all’età di tre anni, quando cioè un quanto mai giovane Semenzin iniziava ad innamorarsi del calcio. Ecco allora l’approdo alla società polisportiva dell’Instituto di Cordoba (Serie B argentina), che ha dato i natali calcistici, tra gli altri, anche a Paulo Dybala. All’interno del club biancorosso il giovane attaccante si fa tutta la sua maturazione iniziando dalle giovanili, passando per la Primavera e finendo con la prima squadra.

L’AVVENTURA IN ITALIA

Nella scorsa stagione il fantasista argentino approda in Italia, per giocare con la Reggiomediterranea che subito fiuta il talento sudamericano, venendo ripagata con ottime prestazioni e giocate decisive (molti hanno ancora negli occhi la splendida rabona, nella prima giornata del mini/torneo di Eccellenza contro il Soriano, che propiziò poi il gol di Puntoriere). Semenzin, infatti, è stato uno di quei giocatori che più hanno entusiasmato tra torneo e play off.

LE DICHIARAZIONI

«È stata una stagione complicata e purtroppo l’abbiamo sentita tanto. Ho iniziato bene il mini/torneo e ne sono soddisfatto. Se invece allarghiamo il discorso alla squadra, posso dire che forse ci è mancata un po’ di esperienza nelle partite decisive. Sono comunque contento della mia prima esperienza in Italia».

Ed infine: «La principale differenza tra il calcio argentino e quello italiano è che in Argentina non ci sono gli under e di conseguenza c’è più esperienza nei campi, in Italia però c’è più tecnica. Il mio futuro? Ancora è presto parlarne».

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