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Calabresi nel Mondo, Gesualdo Mastruzzo da Rosarno

al Canada dove è diventato il re del cibo Made in Italy

Calabria
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Gesualdo Mastruzzo
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E’ IL RE del made in Italy in Canada. Con la sua “Numage trading inc”, con sede in Ontario, Gesualdo Mastruzzo importa il meglio del cibo italiano al di là dell’oceano, a partire ovviamente dalle eccellenze calabresi: caffè, vini, olio, pomodori secchi, biscotti.

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Nato a Rosarno, in provincia di Reggio Calabria, Mastruzzo oggi è uno degli imprenditori più importanti di tutto il Canada nella piattaforma agroalimentare, ma non ha mai dimenticato le sue origini calabresi, tanto è vero che una buona percentuale dei suoi affari viene fatta con le aziende calabresi. Sfidando la distanza, le pessime condizioni logistiche, la spesso scarsa propensione all’internazionalizzazione delle aziende regionali, Mastruzzo è ostinatamente convinto che la cucina calabrese sia tra le migliori al mondo e, per quanto meno conosciuta rispetto a quella di altre regioni italiane più blasonate e meglio organizzate, meriti di essere esportata nei quattro angoli del pianeta. A rifornire il Canada di ‘nduja, tonno e caffè Mauro ci pensa lui.

Signor Mastruzzo, ci racconta la sua storia? Perché si è trasferito in Canada?

“Molte cose nella vita accadono per caso e così è stato per me. Non ho mai programmato di trasferirmi in Canada. A 20 anni, dopo il diploma di tecnico industriale, sono andato a Milano, dove ho iniziato l’università e, nello stesso tempo, a lavorare per un’azienda come perito tecnico. Per conto di questa società, sono andato in missione in Canada e sono subito rimasto impressionato, oltre che dal freddo, dalla straordinaria bellezza della natura e dalle enormi possibilità economiche. Per farla breve, sono rimasto in Nord America e dopo un periodo trascorso alle dipendenze dell’azienda milanese, ho deciso di mettermi in proprio e di aprire insieme ad altre persone una fabbrica di scarpe. Piano piano, però, ho capito che quello non era il mio mondo. Pochi giorni prima di sposarmi, il destino è venuto nuovamente a bussare alla mia porta. Mia madre, in Canada per partecipare alle nozze, aveva portato con sé un po’ di caffè e qualche tazzina. Ebbene, il nostro espresso ha riscosso un enorme successo e, grazie al grande dinamismo di mia mamma che una volta rientrata in Calabria si è messa in contatto con la torrefazione Mauro, è nata la mia azienda che oggi conta 24 dipendenti, due filiali in Canada e rapporti consolidati con le principali industrie alimentari italiane. Il nostro motto è, infatti, puntare sulla qualità”.

E il cibo italiano e calabrese in particolare è apprezzato in Canada?

“Bisogna tener conto della numerosa comunità calabrese che solo nell’area di Toronto conta 150mila presenze; in generale però il cibo italiano e anche quello calabrese, per quanto poco conosciuto, piace molto”.

Mantiene un legame con Calabria? Ritorna nel suo luogo di origine? E che giudizio ha della Calabria di oggi?

“Sì molto spesso, per motivi familiari ma anche legati alle mie attività. Molte commesse vengono importate dalla Calabria. Ritrovo per fortuna i paesaggi che ho salutato quando avevo 18 anni: la stessa bellezza paesaggistica, la stesso mare, le stesse coste meravigliose. E anche i calabresi sono molto più evoluti e moderni. Certo, i problemi non mancano e me ne rendo conto sulla mia pelle, quando ad esempio il mare è sporco perché non funzionano i depuratori. La Calabria ha questa grande potenzialità inespressa del turismo ed è un vero peccato. Dal canto mio, cerco di dare qualcosa alla mia terra. Molte importazioni, che avrei potuto delocalizzare al Nord Italia aumentando e non di poco il mio fatturato, vengono effettuate in Calabria. E lo faccio con l’animo di chi nel suo piccolo vuole dare una mano alla sua terra. Anzi, voglio porre l’accento sulla assoluta importanza dello scalo aereo di Lamezia Terme e soprattutto del porto di Gioia Tauro. Da quando esiste, ho triplicato le commesse ed è importante che rimanga in vita, anzi venga potenziato con opportuni investimenti. Rappresenta un grande potenziale per la Calabria”.

Che cosa si sente di consigliare a un giovane calabrese che è al culmine del suo percorso formativo e s’interroga sul suo futuro?

“Ricordo le parole che diceva a me e altri tre compagni di scuola un mio insegnante nei tragitti da Vibo Valentia a Rosarno: ragazzi, studiate e poi andate via dalla Calabria. Allora non capivo bene il senso di questa affermazione: mi bastava trascorrere i pomeriggi con gli amici a giocare a calcio oppure a guardare i treni in arrivo e in partenza dalla stazione di Rosarno. Non avevamo nulla, pochissimi spazi pubblici da condividere, eppure ci bastava. Poi, né io, né gli altri tre amici siamo rimasti in Calabria. Oggi non me la sento di consigliare a un ragazzo calabrese di scappare; stare lontano dalla propria terra implica sacrifici e tanta sofferenza. Conosco tante eccellenze calabresi che dimostrano come, nonostante le difficoltà, la Calabria può essere terra di realizzazione: da Pippo Callipo all’orafo Gerardo Sacco, dal giovane imprenditore Rocco Colacchio a Mimmo Monardo. Per cui a un ragazzo direi: datti una possibilità, metti a frutto il tuo sapere, sii intraprendente e dopo, soltanto dopo, se non riesci, scappa”.

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