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Scarpe per Napoleone fino a George Clooney: ma dopo due secoli di storia, la De Tommaso diventerà americana

Calabria
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COSENZA – Un’eccellenza della moda, italiana prima che calabrese, si prepara a parlare americano. Cosimo de Tommaso, fondatore di una delle aziende leader del lusso calzaturiero, vende agli statunitensi dopo lunghe trattative anche con imprenditori cinesi. «E italiani. Ma quelli se ti comprano lo fanno solo per distruggere il marchio», sospira l’imprenditore cosentino. Stavolta invece «le trattative sono alle fasi finali», aggiunge. Ma se la testa dell’impresa si trasferirà negli States, la manifattura resterà in Italia, molto probabilmente proprio in Calabria, perché il gruppo che sta per rilevare l’azienda nata nel 2000 avrebbe chiesto l’allestimento di laboratori in cui formare i propri dipendenti sotto il segno del Made in Italy più autentico.

Un caso nel caso, dunque: know how italiano non da esportazione, benché in mani straniere. Certo si tratta di un passaggio importante e non indolore per il brand orgogliosamente calabrese di scarpe d’autore cucite a mano, pezzi unici che hanno conquistato sceicchi e politici di casa nostra, attori come Brad Pitt e George Clooney, golfisti australiani, uomini d’affari russi e manager giapponesi, tra showroom in tutto il mondo oltre che nel Cosentino, modelli che hanno calcato il red carpet degli Oscar a Hollywood superando la concorrenza di 45 aziende italiane, strumenti come il foot scanner che misurano al millimetro la forma del piede del cliente (la tecnologia è Unical) e ancestrali tecniche “slow”: ogni scarpa marchiata dall’aquila coronata ha una doppia cucitura, per realizzarne ognuna si impiegano 35 minuti. Quando si dice tradizione e innovazione.

Si racconta di facoltosi clienti, la maggior parte dei quali non italiani, fatti accomodare sui grandi divani in pelle bianca dei vari showroom per scegliere il modello preferito gustando bruschette alla rosamarina gentilmente offerte dalla casa. Non è dato sapere se sulla scelta di vendere abbiano pesato la decisione dei figli di non voler proseguire una tradizione di famiglia che risale a due secoli fa – quando la leggenda vuole che un antenato omonimo di Cosimo De Tommaso fabbricasse scarpe su misura per Napoleone – o l’intimidazione del gennaio 2010 alla sede cosentina dell’azienda. «Non ci ho pensato un minuto e ho denunciato – dichiarò allora De Tommaso al Sole24Ore –. Non l'ho fatto per me. Se avessi voluto avrei potuto scegliere di chiudere la fabbrica e godermi la pensione. L'ho fatto per i miei figli e per le nuove generazioni calabresi che, se va avanti così, non avranno speranze e futuro». In sei anni lo scenario è cambiato. “Rosso di sera” è il nuovo buen retiro del 66enne imprenditore ex direttore di Confindustria Cosenza: siamo a San Lucido, contrada Puppa, mezza collina a est della SS 18, lungo una strada interna significativamente senza uscita causa frana. Si riparte da qui, da un luogo simbolo di incuria ma anche baciato da una natura unica e lussureggiante. Un compendio della Calabria a due facce. «È un balcone naturale da cui ammirare il Tirreno e le Isole Eolie», racconta De Tommaso. Una location scelta di recente, non a caso, dallo chef-contadino Giorgione, al secolo Giorgio Barchiesi, volto notissimo del canale tv Gambero Rosso, per la sua trasmissione dedicata agli orti e alla cucina di territorio.

Messe da parte le stringate che lo hanno reso celebre oltre confine, De Tommaso adesso è pronto a indossare più rozze scarpe da lavoro per coltivare la terra e con essa il sogno di un modello di ospitalità con pochi eguali in Calabria: dall’orto al frantoio, l’idea è quella di rendere gli ospiti della struttura «contadini per un giorno» o più. Magari un weekend o una settimana, e non solo in estate. La notizia ha già incuriosito più d’un visitatore: «Sapete dov’è l’agriturismo De Tommaso?».

Per adesso addio pelli di coccodrillo, struzzo e pitone. Il manager sociologo non certo rampante, con la testa nel mondo e il cuore ai «mastri scarpari di Castrofranco», cioè Castrolibero, guarda il mare e si gusta il tramonto. Dall’altro capo dell’orizzonte c’è l’America.

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