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La crociata dei maestri gelatai di Pizzo per il tartufo

Denuncia alla magistratura contro le imitazioni

 

Calabria
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GIANLUCA PRESTIA

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Giornalista Pubblicista dal 2000 e Professionista dal 2008, collabora col Quotidiano dal 2002 diventando poi redattore di Cronaca nera e giudiziaria ma spaziando anche in altri settori. 

PIZZO (VV) - Diffidate dalle imitazioni, era lo slogan di una nota pubblicità e da tempo è anche quella del Consorzio Gelatieri di Pizzo che per tutelare il prodotto simbolo della città hanno deciso di rivolgersi alla magistratura requirente.

La decisione del sodalizio guidato dal presidente Aldo De Marco che raggruppa tutti i maestri gelatai della città è dettata, quindi, dalla necessità di preservare il famoso Tartufo di Pizzo, vera e propria prelibatezza gastronomica conosciuta in tutta Italia e oltre. Già negli anni scorsi il Consorzio - i cui soci si riuniranno lunedì prossimo proprio per fare il punto della situazione - aveva avviato una serie di iniziative che erano approdate in Parlamento per il tramite dell'allora parlamentare Mario Tassone.

Il gelato ha ottenuto il Marchio Doc, depositato dal Consorzio Artigiani gelatieri che oggi associa la quasi totalità delle imprese produttrici di gelato artigianale monodose di Pizzo proponendosi come soggetto promotore di strategie di sviluppo e di marketing del prodotto sul mercato nazionale e internazionale. E' stato infatti approvato dal Ministero delle Attività Produttive - Ufficio Italiano Brevetti e Marchi - il marchio collettivo ''Il Gelato di Pizzo'', e nella sua traduzione inglese ''Pizzo Ice Cream'', depositato dal Consorzio Artigiani Gelatieri di Pizzo per promuovere e tutelare la qualità delle specialità della gelateria artigianale di Pizzo Calabro, mentre è ancora in corso l'iter di riconoscimento del marchio a livello internazionale.

Il problema che si pone il sodalizio, tuttavia presente da anni, è la presenza di un'inflazione del prodotto che sempre più spesso viene spacciato come quello di Pizzo ma che in realtà nulla ha a che vedere con esso. Ecco perché, andate a vuoto le passate iniziative, il Consorzio ha deciso di rivolgersi alla Procura di Vibo.

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