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«Denunciare è un atto di libertà»,Tiberio Bentivoglio

racconta la sua scelta contro la 'ndrangheta

Calabria
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Tiberio Bentivoglio a Vibo
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VIBO VALENTIA - «Ventiquattro anni fa per dire quel no abbiamo pianto, passato notti in bianco. Abbiamo sofferto ma denunciare è stato un atto di libertà». Si presenta così Tiberio Bentivoglio, imprenditore reggino, noto per la sua battaglia contro il racket, intervenuto nell'ambito del Tf Leggere&Scrivere. Ad accoglierlo una nutrita platea di giovani, militanti in Libera, insegnanti, politici e rappresentanti della Chiesa.

A presentarlo Maria Joel Conocchiella del movimento Libera: «Tiberio – ha esordito - combatte dal '92 anno in cui la 'ndrangheta decise che il sogno non poteva realizzarsi in Calabria». Una storia come tante in una terra dove troppe volte per paura si tende a piegare il capo: «Basti pensare che Vibo Valentia rappresenta la quinta provincia a livello nazionale per l'usura. Dato che non trova corrispondenza nel numero di denunce».

Tiberio Bentivoglio ha detto no alla mafia «E la sua – aggiungerà la ragazza - è una storia di grande libertà e grande vittoria». Una vicenda che non ha ancora trovato un epilogo. “Colpito – La vera storia di Tiberio Bentivoglio” (Libera 2012) curato da Daniela Pellicanò è stato rifiutato da cinque case editrici: «E' un libro pesante – ha illustrato lo stesso protagonista – dove i processi sono ancora in atto. Inoltre sono state nominate persone molto “in alto”».

Nelle pagine del volume «Non ho solo denunciato la 'ndrangheta, ma anche pezzi di istituzioni che si sono posti di traverso, esponenti della massoneria e delle forze dell'ordine. Ha subito cinque processi di cui uno andato in cassazione, è un libro vittorioso, ma sopratutto strumento valido per i giovani». I problemi per l'imprenditore reggino nacquero nel '92 quando scelse di ingrandire la sua attività. Ciò procurò l'attenzione della mafia: «Hanno stabilito loro il prezzo, un milione di lire al mese per poter – letteralmente – alzare le serrande».

Una decisione sofferta che avrebbe condizionato per sempre la sua vita: «Il pizzo non si paga solo con i soldi, ma anche quando ci si toglie il cappello. E non importa se gli dai dieci o cento euro, in quel momento ti hanno dimostrato che a casa tua comandano loro. Scegliere di pagarlo, è come stipulare un mutuo a tasso crescente senza scadenza». Una grande lezione di libertà al Tf Leggere&Scrivere esempio per quanti hanno scelto di seguire l'appuntamento.

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