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Vibo, svelato il mistero della statua del lago Angitola

Conferme e smentite ufficiose della Sovrintendenza

Calabria
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Vito Ruscio accanto alla statua
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VIBO VALENTIA - Verosimilmente un supporto per un tavolino, copia di qualche artista con le iniziali A.P. La conferma definitiva è arrivata da ambienti vicini alla Sovrintendenza di Reggio Calabria e rispecchia quanto il Quotidiano del Sud aveva già ventilato nell'articolo relativo alla scoperta di quella statua in bronzo di 70 cm raffigurante una bambina genuflessa, con gli occhi chiusi e le braccia protese, sul fondale del lago Angitola.

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Scoperta effettuata da Vito Ruscio e resa possibile soltanto in virtù del ritiro delle acque per via della siccità di questo periodo. Chi può averla realizzata al momento non è dato saperlo. All'inizio si era pensato ad Antonio Pujia, storico fabbro della zona adesso residente in Argentina, o Albano Poli, maestro veronese, ma in entrambi i casi la circostanza è stata smentita.

Nel primo è stato lo stesso artista a non riconoscere l'opera come propria, nel secondo è stato l'ufficio dei Beni culturali della città di Romeo e Giulietta a farlo, evidenziando come l'artista 82enne sia solito realizzare opere sacre. In buona sostanza, si tratta di una creazione contemporanea, del 1980 o 1990, una base di un tavolino che sosteneva una lastra quasi sicuramente in vetro; una copia, come fanno sapere gli esperti Pino Farina, responsabile per il Vaticano delle Opere d'arte, e Pino Cinquegrana, storico-antropologo vibonese: «È così in quanto l'originale reca solitamente il nome per esteso. È una riproduzione, magari con una buona rifinitura dei particolari, ma pur sempre una copia di qualcuno che si è voluto ispirare a qualche mastro forgiaio».

Andate, quindi, deluse le aspettative di chi sperava che l'opera, tra l'altro abbandonata da poco in quanto priva di incrostazioni, fosse una scoperta eclatante. Chi se n'è disfatto non ha, tra l'altro, pensato di riportarla in una fonderia per guadagnarci un po' di soldi.

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