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Dissesto idrogeologico, allarme di Legambiente Calabria

«Aumentano aree a rischio e manca programmazione»

Calabria
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Una strada devastata nell'ondata di maltempo del 5 ottobre scorso
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COSENZA - Era il 1904 quando il meridionalista Giustino Fortunato definì la Calabria uno «sfasciume pendulo sul mare». A distanza di oltre un secolo la situazione non è mutata di molto e in Calabria si continuano a registrare morti per alluvione come a San Pietro Lametino (LEGGI LA NOTIZIA). Non solo ma ad ogni pioggia sono sempre gli stessi luoghi a subire pesanti conseguenze.

L’ultima esondazione del Crati (LEGGI LA NOTIZIA) ha creato tantissimi danni a Thurio, frazione di Corigliano Rossano, e solo per un caso non si sono registrate vittime. Il presidente regionale di Legambiente, Franco Falcone, sul tema ha inviato una lettera aperta a Mario Oliverio e a tutti i consiglieri regionali che di seguito riportiamo integralmente.

Sarebbe auspicabile un incontro tecnico, sul quale concorda l’Ufficio di presidenza e la struttura del dott. Siviglia, in cui vengano coinvolti tutti i soggetti interessati per fare il punto sul dissesto idrogeologico nel nostro territorio che merita analisi, discussione e proposta. Tre anni fa - sempre nella stessa area della Sibaritide - il Crati esonda distrugge gli scavi archeologici di Sibari (si disse a causa degli argini rotti dalle "nutrie"), si dimentica la nostra denuncia sul Coriglianeto di centinaia di case abusive nell’alveo fluviale e di un immobile in un'area dedita ad una vasca di laminazione, degli agrumeti impiantati negli alvei dei fiumi e le denunce di occupazione illegale nel demanio fluviale dell'allora sovrintendente archeologica.

Si dimentica il disastro di Rossano a causa della deviazione di un corso d'acqua per realizzare immobili, fiumi tombati in pieno centro abitato per realizzare con fondi comunitari palazzi e marciapiedi. Non ci si rende conto, non ci si vuole rendere conto, che il territorio regionale è fuori controllo, non è manutenuto, non vi è nessuna attività di prevenzione (argini e fiumi non ripuliti ma luogo di abbandono di rifiuti, di prelevamento illecito di inerti).

Incendi che hanno devastato molta parte del territorio regionale mentre non vi sono più le attività di manutenzione del bosco, ma tanti tagli e tanti sono abusivi. Rispetto a tutto ciò le istituzioni cosa fanno, come governano il territorio? Allora mi sono confrontato con la Regione Calabria e con il Dirigente U.O.A. Forestazione e Montagna e ho appreso, con sorpresa, che tutto è noto, che tutto è stato monitorato e pianificato e che il problema sono le risorse. Il dottore Siviglia mi ha indicato la Delibera del Comitato Istituzionale n. 2 dell’11 aprile 2016 nella quale si riscontrano tutte le nostre analisi.

Quindi la Regione conosce lo stato della difesa del suolo ed ha una programmazione. Nel documento realizzato dall’Autorità di Bacino della Regione Calabria “Difesa del Suolo. Stima dei costi e stato di attuazione degli interventi di messa in sicurezza”: all’allegato 1 si legge: “l’elevata antropizzazione localizzata proprio in prossimità di zone vincolate a rischio idraulico, l’insufficiente cura manutentiva dei corsi d’acqua, le attività estrattive in alveo spesso abusive, la cementificazione non controllata, concorrono a rendere il territorio particolarmente vulnerabile a tali eventi. La concomitanza di questi fattori, associata alle caratteristiche geomorfologiche del territorio regionale, nonché alla manifestazione di eventi pluviometrici sempre più intensi e frequenti a causa dei cambiamenti climatici su scala mondiale, compromettono il delicato equilibrio idrogeologico del suolo”.

Rispetto a questo da anni denunciamo abusi ed illeciti, chiediamo ad esempio di dare seguito alle ordinanze di demolizione in varie parti della Regione e di de localizzare i manufatti in aree a rischio, ma nulla succede. Nel documento si dice ancora: “si rileva che tali fenomeni, nella gran parte dei casi, si ripetono nelle stesse zone e con caratteristiche sostanzialmente analoghe, interessando prevalentemente bacini idrografici di piccole e medie dimensioni”. Allora se così è ci chiediamo poi perché non si programmano interventi e non si attivano gli Enti come i Consorzi di bonifica e Calabria Verde?

A queste dinamiche geo-antropologiche – prosegue il documento - sono da correlare le esondazioni dei corsi d’acqua, gli elevati volumi solidi trasportati a valle per effetto della franosità dei bacini montani, il sovralluvionamento delle porzioni vallive e la loro crescente pensilità. Ma perchè esonda il Crati? Perchè è un fiume aggredito, devastato. Esiste anche uno strumento il cosiddetto Contratto di fiume, purtroppo anche quello solo sulla carta che non realizza e non raggiunge i suoi obiettivi di difesa e valorizzazione del territorio. In tutte le grandi civiltà i fiumi hanno rappresentato e rappresentano ricchezza (come ad esempio la Senna a Parigi, il Tamigi a Londra ecc.).

Carlo Tansi (Capo della Protezione Civile) aveva parlato del rischio di una carneficina se non si fossero puliti i fiumi

Da noi in Calabria, invece, i fiumi hanno determinato tragedie: solo per fare un esempio ricordiamo la tragedia di Lamezia e del camping “Le Giare” di Soverato del 2000. Tutti questi eventi ed i conseguenti danni sottolineano l’urgenza di un approccio organico alle problematiche di difesa del suolo indirizzato ad un ripensamento complessivo delle strategie regionali che non possono prescindere dall’attuazione di una seria politica di prevenzione. Ancora nel documento citato si riscontra che: “in Calabria è enorme il divario tra i fondi ordinari spesi per la difesa del suolo e quelli per la gestione delle emergenze: si stima che il rapporto fra i primi e i secondi sia pari a 1 su 10, imputabile al permanere in Calabria, ma anche in altre aree del Paese, di un regime di emergenza nel governo dell’uso del suolo e delle acque. Tutto ciò è stato tradotto nell’emissione di numerose ordinanze. Basti al riguardo considerare che la sola Ordinanza di Protezione Civile n° 3081 (ordinanza Soverato) è costata all’erario pubblico 484 milioni di euro e che, se è vero che molte risorse sono state destinate alla prevenzione, è altrettanto vero che è mancata la pianificazione a scala di bacino. Infatti, l’utilizzo dei piani straordinari, unitamente alle ordinanze della Protezione Civile, portano ad interventi di emergenza, basati fondamentalmente su attività di ripristino della situazione precedente all’evento e di riassetto locale del livello di sicurezza.

La tendenza è, quindi, quella di trascurare gli interventi a carattere preventivo che potrebbero, invece, garantire un miglioramento dell’equilibrio idrogeologico del territorio sicuramente non solo temporaneo. Questi dati confermano l’approccio emergenziale che si è avuto negli anni, trascurando interventi strutturali di mitigazione del rischio idrogeologico come la manutenzione delle sponde per mezzo di tagli della vegetazione impropria, una pulizia periodica degli alvei secondo un piano programmato, miglioramenti forestali, provvedimenti antierosivi, riqualificazioni di aree con attraversamenti fluviali.

Tutti interventi che messi a regime costerebbero di meno delle diverse ordinanze. E dal documento si evince che si necessiterebbe di ulteriori 258 interventi per oltre 460 milioni di euro. Nella nostra Regione, purtroppo, non si pone un freno al consumo di suolo ma si continuano a programmare interventi edilizi con colate di cemento da Montepaone a Caraffa, realizzazione di grandi impianti eolici (come per esempio nei comuni di Mongrassano e Cervicati) con interventi che devastano il territorio per realizzare tracciati carrabili, mentre il PAI (Piano Assetto Idrogeologico) della Calabria è in perenne adeguamento e le aree soggette a vincolo passano da 602 Kmq del 2001 a ben 2400 kmq del 2015 e quindi si quadruplica il rischio nonostante gli interventi post emergenza. Nonostante la disciplina legislativa urbanistica si costruisce in ogni dove se è vero come è vero che tanti sono ancora gli abusi edilizi, e le ordinanze di demolizione restano sulla carta (solo il 6% sono diventate esecutive).

Francesco Falcone pres. reg. Legambiente

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