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Natale. Il messaggio del vescovo di Mileto Luigi Renzo

«La Chiesa è casa e scuola di comunione»

Calabria
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Il vescovo di Mileto Luigi Renzo
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MILETO (VIBO VALENTIA) - L’AVVICINARSI del Natale porta con sé il tradizionale messaggio del vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, Luigi Renzo, «a sacerdoti, religiosi, religiose diaconi e fedeli laici». Il presule ha voluto esordire citando S. Gregorio di Nissa: «“Dio si mescola alla natura umana per elevare l’uomo all’altezza di Dio”», per poi ricordare come «il “mescolarsi di Dio” dentro la nostra storia anche personale aiuta con molta semplicità a cogliere il senso vero e profondo del mistero della Incarnazione del Figlio di Dio che celebriamo col Natale».

Per tutti i fedeli «la grotta di Betlemme si trasforma, pur nella sua pochezza e povertà, in una “casa di comunione”, in cui tutti ci ritroviamo per contemplare un evento che supera ogni attesa umana e, di fatto, viene a porsi come modello di uno stile di vita e rapporti umani che non può che essere quello tipico ed identificativo della Chiesa: “casa e scuola di comunione”, così come prospettava S. Giovanni Paolo II».

Non manca nel testo un richiamo al Sinodo diocesano al suo secondo anno durante il quale «abbiamo iniziato a interrogarci sulla prerogativa irrinunciabile della nostra comunità ecclesiale di essere casa e scuola di comunione». In questo cammino «nostro compito sarà cercare l’uomo per amarlo nella concretezza della sua situazione seguendo l’esempio del nostro Divino Maestro. Gesù “mescolandosi” con gli uomini e scegliendo la grotta di Betlemme come “casa del pane” e quindi di “condivisione”, viene a coinvolgersi ed a coinvolgerci in questo disegno grande di essere e sentirci tutti una sola famiglia in grado di vivere e testimoniare con la nostra carne la stessa comunione che esiste nella Trinità. È un compito abbastanza serio e gravoso, ma proprio per questo appassionante».

Citando ancora San Gregorio, poi, Renzo ha spiegato che «la grotta “buia e sotterranea” dove viene a risplendere la luce di Dio, richiama in realtà “la vita buia e sotterranea degli uomini”, su cui il Bambino è venuto ad irrorare la luce del suo amore e della sua misericordia senza limiti. Lui viene a illuminare e trasformare la pochezza dell’uomo in ricchezza di Dio. Dove arriva quella luce arriva la pace e la gioia».

Per il pastore della diocesi è «a questo mondo nuovo e alla forza vitale che sgorga dal Bambino della grotta di Betlemme» che «dobbiamo guardare e attingere con fiducia, se davvero vogliamo celebrare il Natale e cambiare il registro del nostro mondo e delle nostre relazioni interpersonali». E se «il nostro accostarci alla grotta è un entrare in una casa e scuola di comunione, possiamo venirne fuori solo con lo spirito nuovo dei pastori, che glorificano Dio nell’alto dei cieli nel loro cuore e, con buona volontà, si fanno portatori agli uomini amati dal Signore della stessa pace esperimentata».

Quindi «entrare nella grotta significa metterci alla scuola del Divino Bambino, uniti affabilmente in un comune sentire cum Ecclesia, per raccontare a tutti la gioia di aver incontrato Gesù». Questo cammino «durante il nostro anno sinodale, ci vedrà impegnati insieme ai giovani e alle famiglie, senza escludere gli altri ambiti e percorsi pastorali, soprattutto quelli delle fragilità e debolezze umane, così come prospettato dall’Instrumentum laboris quale pista per la riflessione comune».

Citando papa Francesco, Renzo ha ribadito che la Chiesa si manifesta «nell’Eucarestia e nelle buone opere» aggiungendo che «Sinodo è camminare insieme! Occorre convertirci e fare in modo che la Chiesa che stiamo sognando sia quella che abbiamo iniziato a costruire, lasciandoci guidare dallo Spirito del Signore e superando le resistenze che potremo incontrare dentro e intorno a noi. Penetrati dalla luce e dalla forza della grazia, continuiamo a puntare su una Chiesa casa e scuola di comunione, mettendoci alle spalle “le cose di prima” che “ormai sono passate” e non ci devono appartenere più».

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