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Orlando Amodeo, ex dirigente medico della Polizia

«Aquarius? Tutte le navi smaltiscono i rifiuti così»

Calabria
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Orlando Amodeo
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COSENZA – L’eroismo non è di questo mondo, appartiene ai fumetti e ai titoli di giornali. Nel mondo reale c’è impegno e fatica. C’è lo schierarsi senza “se” o “ma” a fare da scudo. C’è una scelta di vita che diventa una ragione e un motivo per tanti altri.

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Orlando Amodeo è l’ex primo dirigente medico della Polizia che dal 1993 ad oggi ha seguito migliaia di sbarchi e soccorso più di duecentomila persone. La stampa negli anni lo ha chiamato “il medico delle carrette del mare”, ma il problema non sono certo gli appellativi. Conosce bene la Aquarius, oggi sotto sequestro per “smaltimento di vestiti infetti”.

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La “bomba” Amodeo la piazza senza sconti: «Tutte le navi fanno così, lo dico perché per anni sono stato io quello che ha firmato le carte per lo smaltimento. Come la Aquarius anche le navi militari italiane, francesi e tedesche fanno così. Solo che la nave di Msf aveva i contenitori per rifiuti speciali a bordo, le altre navi no. Stiamo parlando di vestiti fradici, che generalmente vengono raccolti dalla nettezza urbana ad ogni sbarco. Ora io mi chiedo: perché la Aquarius è sotto inchiesta e tutte le altre navi no?». Amodeo è un fiume in piena, attacca senza mezzi termini gli ultimi due ministri degli Interni, Marco Minniti e Matteo Salvini, e smonta pezzo dopo pezzo le psicosi propagandiste. I casi di tubercolosi? «Sono in decremento da anni, soprattutto nel maggiore periodo degli sbarchi pochi anni fa. Eppure qualche medico-ministro ha detto che c’era un’epidemia».

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L’Ebola? «Bastava fare una domanda: da quando sei partito? Spesso parliamo di persone che impiegano da due mesi a un anno per raggiungere le coste libiche, mentre ogni medico sa che l’incubazione del virus va da uno a venti giorni. Tutto questo bordello lo ha fatto il signor Minniti, perché la verità è che nessuna malattia è aumentata per gli sbarchi, di norma siamo noi che infettiamo gli altri». Amodeo racconta quel primo sbarco a Crotone, 101 uomini dello Sri Lanka in una notte di inverno. «Erano tutti scalzi e tagliati. Quella notte ho cucito come mai più feci. Stavano morendo di fame, consegnammo dei panini, iniziarono a mangiare quando tutti quanti lo avevano. Proprio come i calabresi». E poi c’è l’oggi, quello dove un ministro chiude i porti e dirotta navi militari «che sono suolo italiano ovunque si trovino» e dice che gli sbarchi non ci sono più.


 

«Li ammazzano in Libia - dice Amodeo - decine di migliaia». Poi racconta: «Nel 2014 un cargo cinese raccolse 400 persone a bordo di una barchetta, arrivarono a Rosarno. Erano eritrei, etiopi e somali. C’erano tante donne, circa una quarantina, che raccontarono di essere state violentate da tantissime persone tra poliziotti, bande, esercito. Fortuna volle che una di loro contrasse una malattia venerea, così per paura fu messa su una barca assieme alle altre. Il motore, però, non poteva camminare per più di tre ore. Di fatto sono state deliberatamente mandate a morire se non fosse stato per quel cargo». Dunque oggi «a chi per i voti sta bene che si ammazzino gli altri è soltanto un verme. Se qualcuno pensa di costruire un muro è contro la storica, così chi dice “chiudiamo i porti”. Anche perché mentre si faceva propaganda per la Diciotti a Pantelleria, a Crotone e in altri luoghi si sbarcava. E allora di quale patria stiamo parlando?».

I racconti di Amodeo sono terribili, come quando prestò soccorso ad una donna. «Lessi i documenti redatti a bordo dai soccorritori, era partita con i due figli per raggiungere il marito in Germania solo che non c’era abbastanza spazio a bordo. I suoi figli vennero annegati davanti ai suoi occhi. Restai ore abbracciata a lei, è stata l’unica volta che ho pianto».

E poi c’è la vergogna della tendopoli di San Ferdinando e il fantasma dello sfruttamento. «Questi ragazzi lavorano per 10 /12 euro al giorno per gli amichetti di Rosarno che hanno bisogno di schiavi. Qui se uno denuncia nessuno lavora, arriva però il ministro in vista e dice “denunciate”. E c’è anche chi li vota». La speranza allora dove sta? Nel sogno di Riace, ormai smantellato, in provincia di Mantova dove i bambini organizzano il natale solidale per i bimbi migranti, a Camini dove oggi vivono 32 minori contro i dieci rimasti a pochi chilometri di distanza, nell’ex “sogno” di Mimmo Lucano. Lì dove «chi aiuta un altro uomo, è un uomo».

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