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Il Teatro Rendano di Cosenza, teatro storico e di tradizione

Frugando nella storia ecco documenti e foto d'epoca

Calabria
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Raf Vallone con sindaco Fagiani
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COSENZA - L’anno appena trascorso non ha visto l’allestimento di una stagione lirica al teatro Rendano di Cosenza. Un’assenza che è pesata molto agli appassionati di melodramma, benché il Comune abbia rassicurato che si è trattato solo di uno slittamento ai prossimi mesi.


 

Ma questo vuoto si è fatto sentire e ha suscitato reazioni di condanna, perché il fascino e la storia del Rendano, unico teatro di tradizione della Calabria, sono legati moltissimo ai fasti delle grandi stagioni operistiche. Molte appartenenti al passato. E proprio frugando tra i ricordi del passato, qualche settimana fa, è venuto fuori un documento inedito. Si tratta di una lettera, datata 3 aprile del 1968 e indirizzata al ministero del Turismo e dello spettacolo: il sindaco facente funzioni dell’epoca, l’avvocato Roberto Fagiani, proprio con quella missiva richiedeva la qualifica di teatro di tradizione per il “Rendano”.

La lettera è stata ritrovata in una scatola conservata in un armadio, dalla figlia, Nella, custodita insieme a decine di foto con autografo dei divi della lirica degli anni Sessanta e Settanta: il soprano Virginia Zeani, Nicola Rossi Lemeni, Giuseppe Di Stefano, Alberta Valentini e tanti altri. Foto in bianco e nero, spesso in costume di scena, che restituiscono il fascino di un mondo altro e alto, quello degli ambienti del melodramma e di una società cosentina che, anche nel dress code era particolarmente attenta: per i signori abito scuro per le "prime", giacca e cravatta per tutte le rappresentazioni, e per le donne "abbigliamento consono al decoro del teatro".

Soltanto un anno prima che quella lettera giungesse al Ministero, i cosentini avevano assistito all’inaugurazione del nuovo Teatro, ricostruito dopo il devastamento delle bombe della Guerra, con la rappresentazione della Traviata di Verdi, diretta dal Maestro Alberto La Rosa Parodi e interpretata da Virginia Zeani, Luciano Saldari, Lino Puglisi. L’opera entusiasmò i cosentini e la stessa Zeani che dichiarò: “…il Rendano è il più bel teatro da Roma in giù, per l’acustica, i colori intonati, l’architettonica”.

Da lì in avanti la lirica riprese con grandi nomi che si alternarono sul palcoscenico del teatro cosentino: Traviata, Barbiere di Siviglia, il Don Giovanni di Mozart e l’allestimento dell’opera nuova “Liliadeh” del maestro Maurizio Quintieri. Ma furono anni anche di grandi presenze per la prosa: Eduardo De Filippo, Alighiero Noschese, Renato Rascel e Walter Chiari, e ancora Raf Valloni e Alida Valli, Macario e la Carrà, Peppino De Filippo, Tieri, Lojodice e Palmer e molti altri. Tutti in un cartellone serrato che copriva dal febbraio del 1968 fino alla fine di aprile.

In forza di tali stagioni, Fagiani scrisse: “Il Comune di Cosenza – allo scopo di mantenere altissimo il livello artistico delle manifestazioni – ha deciso di gestire direttamente il teatro, stanziando anche un fondo che permette la integrazione del teatro medesimo. Attraverso le stagioni liriche, i concerti ecc. il Comune si propone di svolgere opera educativa e culturale specie nei confronti dei giovani che – anche attraverso una politica di prezzi tali da rendere le manifestazioni accessibili anche ai cittadini di limitate possibilità economiche – saranno in grado di conoscere ed apprezzare i capolavori della musica operistica e sinfonica. Il teatro comunale – intitolato al grande musicista cosentino Alfonso Rendano - per la acustica, la perfezione delle attrezzature e dei servizi, per la modernità degli impianti, per la estetica, si può dire oggi uno dei migliori Teatri del Mezzogiorno”.

Da qui la richiesta: “La qualifica di Teatro di tradizione, mentre suonerebbe riconoscimento per tutta l’attività passata e presente del nostro Comunale, consentirebbe di intensificare ed elevare ancora di più il tono delle manifestazioni, e potenziare l’opera di educazione musicale che verrà sviluppata attraverso la istituzione del Liceo Musicale, istituzione già deliberata dalla Civica Amministrazione e che trovasi in fase di attuazione”. Passarono nove anni prima dell’ufficialità; il 16 novembre 1976 il Rendano venne riconosciuto, dall’allora Ministro dello Spettacolo Dario Antoniozzi, teatro di tradizione “… per la qualificata attività culturale e artistica svolta e per il particolare impulso alle locali tradizioni artistiche e musicali”. 

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