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Saracena, un patrimonio artistico immenso nascosto 

La scoperta nella Pinacoteca di Palazzo Mastromarchi

Calabria
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La pinacoteca di Saracena
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SARACENA – Un altro caso “Saracena”? Sembrerebbe di sì, stando a quanto emerso dall’incontro indetto sabato scorso dall’amministrazione comunale del borgo calabrese, cui ha preso parte la senatrice del Movimento 5 stelle Margherita Corrado, per trarre un bilancio dei primi due mesi di lavoro condotti sull’ormai nota copia del Cenacolo rinvenuta all’interno dei ruderi del convento dei Cappuccini.

Unico elemento di novità sull’avanzamento degli studi relativi al dipinto è la certezza che si tratti di un’opera frutto di numerose ridipinture, mentre l’autore e la data restano ad oggi sconosciuti. Ma la sorpresa della serata non ha riguardato il Cenacolo. Da alcuni sopralluoghi effettuati nel centro storico della cittadina del moscato dalla dottoressa Maria Immacolata Dunia, esperta in beni culturali, sembra che la pinacoteca di Palazzo Mastromarchi - sorta negli anni Cinquanta su iniziativa dell’associazione Sessium e di proprietà del Comune - contenga al suo interno una vera e propria ricchezza nascosta.

Dunia, incaricata di studiare la collezione presente all’interno della struttura museale e fare il punto sul suo stato di conservazione, ha rilevato la presenza di ben 230 opere, finora mai catalogate, tra le quali figurano un disegno di Renato Guttuso e numerosi lavori di artisti orbitanti attorno alla cerchia del pittore neorealista: Ugo Attardi e Giulio Turcato, tra i fondatori del movimento “Forma 1”, Nazzareno Cugurra, esponente del chiarismo lombardo, Pericle Fazzini, Domenico Purificato, Eliano Fantuzzi, i calabresi Enotrio Pugliese e Francesco Guerrieri e la moglie di quest’ultimo, Lia Drei.

A suscitare sdegno e indignazione sono soprattutto le condizioni in cui versa l’allestimento: i quadri sono disposti senza alcun ordine, preda di sbalzi termici e cambi di luce in quanto le finestre restano spesso aperte e i condizionatori sono posizionati a distanza ravvicinata dalle tele; non vi sono didascalie né pannelli esplicativi, non esiste alcun inventario e le sale, disposte su due piani, sono lasciate alla più totale incuria, in balìa dell’umidità. «Voglio farvi capire che avete tra le mani un tesoretto, – ha spiegato Dunia dinanzi a una platea incredula - certo, non tutte le tavole avranno pari valore in quanto alcune acquisizioni più recenti sono state inserite all’interno della collezione senza criterio, ma invito tutti voi a darmi una mano a rilanciare questo patrimonio». L’idea lanciata dalla studiosa è quella di un museo interattivo da realizzare a costo zero, con disegni fatti a mano al posto delle immagini in 3D. Non prima, però, di una presa di coscienza collettiva da parte della comunità: «Il mio maestro, il compianto docente dell’Unical Giuseppe Roma (ricordato durante l’incontro anche da Francesca Papparella, ndr) diceva sempre: “Ragazzi, se non conoscete non vedete”. È proprio così: se non conosciamo non vediamo», ha concluso Dunia.

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